BUBISHI: IL LIBRO SEGRETO DEI MAESTRI

Articolo a cura di Manuel Vignola

Il Tode ad Okinawa si è sempre perpetrato senza l’ausilio di materiale scritto, in ossequio alla sua tradizionale segretezza nella trasmissione delle arti marziali, tuttavia negli ambienti di fine 1800 c’era un testo scritto che i Maestri più rinomati consideravano della massima importanza, la “summa” della conoscenza, e che si tramandavano nel più stretto riserbo: il Bubishi. Questo testo è diventato un bestseller grazie allo storico Patrick McCarthy, che su di esso ha condotto una imponente ricerca sia ad Okinawa che in Cina, coadiuvato da altri Maestri della massima rilevanza, sia okinawensi sia cinesi, e lo ha reso disponibile in lingua inglese, diffondendolo in tutto il mondo e ponendo l’attenzione su quello che è stato definito la “Bibbia del karate”. 


Tutti i maggiori Maestri lo conservavano gelosamente (salvo qualche eccezione es. Eichii Miyazato): Kanryo Higaonna e il suo principale allievo Chojun Miyagi, che avrebbe tratto da questo testo lo spunto per definire il suo stile con il nome Goju-ryu, cioè stile duro-morbido (dagli 8 precetti del Quanfa) e per creare il kata Tensho; Tatsuo Shimabukuro che avrebbe basato il codice del suo Isshin-ryu sugli otto poemi del pugno del Bubishi; Gogen Yamaguchi, in Giappone (che probabilmente ha copiato la sua copia da quella del suo Maestro Miyagi); Gichin Funakoshi che nel suo testo del 1922 “Ryukyu Kempo Tode” in finale ne pubblica una sezione non tradotta peraltro, senza mai citare il Bubishi; Anko Itosu (il quale è possibile abbia copiato da Matsumura); e colui che lo diffonderà per la prima volta, Kenwa Mabuni, il quale avrebbe copiato la sua copia da Itosu, e lo avrebbe citato per la prima volta nel suo libro del 1934 “Seipai No Kenkyu”, un’analisi del kata Seipai.

Sul Bubishi non abbiamo né un autore, né una data, e neppure sappiamo dove sia stato creato; non sappiamo neppure con sicurezza la sua origine (ma ne tratteremo dopo di questo), abbiamo solo un testo in cinese classico, che si presenta come una collezione di scritti riguardanti diversi argomenti, tutti legati alle arti marziali, sopratutto agli aspetti più nascosti e segreti, motivo per cui per i vecchi Maestri costituiva una versa e propria ossessione. Ciò che rende complicata la comprensione di questo testo è tutto un insieme di problemi, che vanno dalla comprensione di ideogrammi cinesi in cui sono presenti errori dovuti alla trasmissione manuale del testo nel corso del tempo, al fatto che certe parole non sono più di uso comune, al fatto che, in ossequio alla tradizione di segretezza nella trasmissione delle arti marziali, le spiegazioni sono nella maggior parte dei casi “criptate” con nomi o concetti che dissimulano il significato reale.

I 32 articoli del testo possono essere riuniti in quattro categorie di argomenti:

- Vi troviamo la storia di una ragazza del villaggio Yonchun (Fukien), Fang Qiniang, la quale dopo la morte del padre Fang Zhonggong, esperto del Kung fu del Pugno del Monaco, ma sconfitto e ferito mortalmente da alcuni furfanti, vide due gru bianche combattere tra di loro e, non appena si fece avanti per scacciarle con un lungo bastone, osservò con stupore la loro abilità nello schivare gli attacchi. Dopo un lungo periodo di studio, elaborò un suo stile di combattimento basato sulla cedevolezza che aveva potuto osservare nel comportamento delle gru, diventando una combattente eccezionale e fondando appunto la scuola di Kung fu della Gru bianca. Dopo la storia troviamo diversi consigli sul combattimento, a partire appunto dall’alternanza tra duro e morbido, ai principi di movimento dei piedi e delle mani, all’enfasi sull’equilibrio, all’etichetta che deve sfoggiare un esperto di arti marziali e alla filosofia che ne sta alla base, delle osservazioni sul Kung fu del Pugno del Monaco.

-Una parte relativa alla medicina tradizionale cinese ed erboristeria;  vi troviamo l’enunciazione della teoria generale della medicina tradizionale cinese basata sui meridiani, una lunga lista di erbe curative e decotti con ingredienti tradizionali con l’indicazione dei rimedi per una grande varietà di disfunzioni e lesioni.

-Una parte riguardante la teoria dei punti vitali mediante anche uso di vari diagrammi del corpo umano, in cui sono indicati i punti vitali che devono essere colpiti, in base alla medicina tradizionale cinese, per creare disfunzioni. Il sistema è denominato in Cina Dim Mak (“tocco della morte”) e ad Okinawa e in Giappone Kyusho.

-Una parte più tecnica in cui sono descritte tecniche di combattimento e in cui si parla di applicazioni di forme (kata) tradizionali cinesi, gli otto precetti del Quanfa, metodi di allenamento e posizioni delle mani nel colpire soprattutto i punti vitali (le sei mani ji dello Shaolin), i quarantotto schemi di difesa (in cui ritroviamo una lunga serie di tecniche dei kata classici), posizioni di allenamento e tecniche di condizionamento del corpo.

Vediamo ora i possibili modi di trasmissione del testo, così come emergono dalle ricerche di McCarthy, che possiamo condensare in diverse teorie:

1.       Il Bubishi è un testo tramandato dal lignaggio di Fang Qiniang (a testimonianza di ciò ci sarebbe un libro in possesso della famiglia Liu del Kung fu della Gru bianca, denominato “libro segreto Shaolin dell’uomo di bronzo” che conterrebbe le stesse informazioni del Bubishi, ma in forma differente).

2.       Il Bubishi già nel XVIII° era già presente ad Okinawa, forse portato da Maestri cinesi in visita.

3.       Il libro lo avrebbe portato il famoso esperto Kushanku o il suo allievo Tode Sakugawa.

4.       Lo avrebbe portato Kanryo Higaonna dalla Cina, prendendolo dai suoi Maestri.

5.       -Itosu avrebbe copiato la sua copia da Matsumura che potrebbe averlo portato dalla Cina.

6.       Potrebbe averlo portato Kanbun Uechi dalla Cina, il quale aveva un testo segreto  detto Kempo Karate-jutsu Hiden in cui si trovavano una serie di articoli del Bubishi.

7.       Potrebbero averlo introdotto i noti esperti di Kung fu della Gru bianca ad Okinawa Wu Xiangui (Go Kenki) e Tang Daiji (To Daiki), i quali erano ben inseriti nell’ambiente delle arti marziali okinawensi e influenzarono molti Maestri.

8.       Il testo potrebbe averlo introdotto Norisato Nakaima (Ryuei-ryu), il quale copiò in Cina molti testi riguardanti questi argomenti, che potrebbe aver amalgamato nell’attuale Bubishi.

9.       Il testo potrebbe essere emerso grazie alla famiglia Kojo di Kume, antica famiglia cinese ben nota per la sua pratica nelle arti marziali; Kojo Taitei avrebbe portato da Fukien un testo segreto sul Kung fu.

10.   Il Bubishi potrebbe essere un sunto di una serie di testi presenti nel Tenson, o nel santuario di Kume, entrambi a Naha.

Da questo libro, comunque, otteniamo una grande quantità di informazioni. I legami tra gli stili di Fukien e il Karate di Okinawa, tutta la serie di precetti filosofici e morali su cui si basa l’etichetta del karate, la teoria dei punti vitali che costituiscono l’apice della conoscenza marziale, le applicazioni dei kata tradizionali (spesso riscontriamo parecchie similitudini tra le tecniche presenti nel Bubishi, e quelle dei bunkai che pratichiamo nel nostro dojo); si può facilmente comprendere perché venga definito la “Bibbia del karate”. 

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)