Bunkai: esercizio tradizionale a rischio d'estinzione!

Negli ultimi anni questo esercizio, fondamentale per la pratica del Karate, è stato totalmente stravolto.
Che cosa è il bunkai? Innanzitutto è un esercizio propedeutico al combattimento reale (che non è il Kumite, ne point, ne a pieno contatto, bensì la capacità di reagire ad un'aggressione. Ma di questo parleremo un' altra volta), atto a condizionare l'istinto ed educare il corpo e la mente, esattamente come i Kata, l'hojo undo, il Kakie, il Tuidi, ecc. Quindi se è un esercizio propedeutico, non può essere "difesa personale reale con attacchi reali" come spesso viene intesa in occidente (la quale non esiste. Se volete le condizioni reali fatevi un giro di notte in un quartiere malfamato. Motobu Choki ed altri antichi maestri andavano a Tsuji ad esempio...); ne può essere uno show acrobatico come si può vedere durante le competizioni di Karate-sport. Queste, purtroppo, sono le due cose che oggi vengono intese erroneamente per bunkai, snaturando completamente questo esercizio.

La "difesa reale"
Questa male interpretazione dei bunkai e figlia, a sua volta, della male interpretazione fatta in JKA, dove il bunkai consisteva semplicemente nell' eseguire i kata con l'ausilio di un uke (clicca qui per vedere il video). Ebbene, quest' ultima maniera di intendere i bunkai, che esiste anche ad Okinawa, è in realtà il primo passaggio, quello più elementare, per far apprendere l'uso delle tecniche ai principianti. Successivamente si dovrebbero studiare le applicazioni più complesse ed elaborate (in base al livello del praticante), "smontando" il Kata. La mancanza di questo passaggio, unita all' ampia distanza dalla quale partivano gli attacchi degli Uke JKA, ha causato del malcontento. Ecco quindi che alcuni praticanti e maestri, pensando di far buona cosa, hanno rivisto la loro maniera di interpretare i bunkai, scimmiottando quello che si fa nel Krav Maga, pensando di aggiungere così realismo al bunkai (magari condendo il tutto con le parole Tuite e Tegumi, prese in prestito da qualche libro illustrato). Purtroppo, sebbene questi possano essere comunque degli esercizi utili (con attacco concordato o meno), essi non sono bunkai. Inutile dire che questa "moda" ha preso subito slancio, poiché è molto scenica, ed attira molti praticanti. Purtroppo, mancando però la pratica reale dei bunkai, il bagaglio tecnico-strategico risulta nuovamente elementare e povero, esattamente come quello dei "bunkai" di Nakayama, ma apparendo più "speziato" ed appetibile, molti non notano questa carenza. Se volete aggiungere un pizzico di realismo, nessuno vi vieta di provare a farvi aggredire da un uke in maniera libera o concordata. Potrete così verificare la vostra capacità di reazione. Ovviamente più avrete studiato a fondo i vari bunkai, più sarete abili in questo esercizio.

Lo show acrobatico
E il mondo del karate-sport poteva forse evitare di distruggere anche questa pratica come già fece con i Kata? Assolutamente no! Ecco che quindi i bunkai diventano materia da competizione e, occasionalmente, da esibizione. Interpretazioni che sembrano curate da un coreografo, anziché da un maestro di Karate, sono facilmente visibili sui tatami. Un misto di scuola circense e Wrestling (lo show, non la lotta libera), ricco di salti mortali, urla e tecniche fantasiose. Inutile sottolineare che questo non solo non è bunkai, ma non è nemmeno più Karate. (clicca qui per vedere il video)

L'attacco con tsuki
È tanto sbagliato? Si e no. Dipende. Da cosa? Ma dalla distanza! Se parliamo di attacco con tsuki in stile JKA, partendo fuori distanza, ed arrivando fuori distanza, si, è errato. Non perché lo tsuki non sia un attacco reale (cosa che non c' entra molto con i bunkai essendo ESERCIZI PROPEDEUTICI), ma perchè non serve a nulla da quella distanza. Provate ad eseguire una bunkai facendovi attaccare con un gancio, e poi con uno tsuki, a breve distanza. Noterete che improvvisamente l'attacco di tsuki è diventato il più complesso da parare/intercettare. Questo perché a distanza molto breve una tecnica diretta è più rapida e più difficile da vedere. Ma nel Karate di Okinawa gli attacchi non sono eseguiti solo con gli tsuki a distanza molto breve, ma anche con i ganci, i maegeri, i kingeri, prese, attacchi circolari, ecc. Ma la recente moda di eliminare l'attacco in tsuki è errata! Anziché eliminarlo, basterebbe eseguirlo alla maniera corretta, ed utilizzarlo solo dove richiesto, e non in tutti i bunkai.

Molti ora staranno pensando: "E chi è che decide che cosa è bunkai e cosa no? Per me il bunkai è quello che faccio io, anche se non c'entra nulla con l'esercizio originale che si fa ad Okinawa!". Beh, questa maniere di pensare è tutta occidentale! Come si può pensare di prendere il nome di un esercizio, che ha delle caratteristiche tipiche, e che viene eseguito "da sempre", oggi come ieri nel Karate di Okinawa (con la stessa metodologia appresa da Funakoshi, Chibana, Mabuni, ecc; e da chi prima di loro: Itosu, Matsumora, Matsumura, ecc), ed appiccicarlo su di un qualcosa di totalmente differente? Sarebbe come se chiamassimo Pizza la Farinata o Piadina il Kebab. Ne più ne meno. Bisognerebbe essere onesti, con se stessi e con i propri allievi, e smetterla di rubare i nomi di esercizi prestabiliti, per riutilizzarli su esercizi che sono totalmente differenti. Qualcuno sarà anche utile, ma non per questo lo si potrà chiamare bunkai.

Se volete approfondire, recuperare, o semplicemente conoscere l'arte tradizionale dei bunkai, non perdetevi il seminario a Torino con uno dei maggiori esperti mondiali di bunkai (i quali includono kyusho, tuidi e tegumi). Verrà da Okinawa il Maestro Maeshiro Morinobu 9° dan hanshi della scuola Shidokan Shorin-ryu (una delle scuole Shorin-ryu più importanti). Sarà possibile scegliere di partecipare un giorno o due giorni. Il seminario inizierà alla mattina, e proseguirà fino a sera. Il seminario è aperto a tutti i karateka interessati, a prescindere dalla scuola d'appartenenza (Shotokan e Shito-ryu ad esempio affondano le proprie radici nello Shorin-ryu).
Non perdete quest'occasione unica! 
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Articolo a cura di Emanuel Giordano