CHANNAN: IL MISTERO DEL KATA PERDUTO

Articolo a cura di Manuel Vignola

Il fatto che alcuni kata si siano persi col tempo non è una novità, ma di nessuno di questi si è conservato il ricordo come del famigerato channan. A tutt’oggi non si è ancora certi (e forse non lo si saprà mai) se il channan fosse un unico kata, oppure il nome di due forme distinte, né si conosce la sua/loro provenienza. Il motivo per il quale se ne sia conservato il ricordo è legato al nome di Anko Itosu, riguardo alla nascita dei famosi kata Pinan (Heian in giapponese), diventati i kata di base degli stili Shorin. La tradizione ci dice che il Maestro elaborò dapprima un unico kata, Pinan no kata, che poi suddivise successivamente in cinque, partendo proprio da questa antica forma (o da queste due forme), per creare dei kata semplificati.

Analizziamo innanzitutto le fonti sull’esistenza di questo/i kata.

 

Esecuzione del kata pinan godan all'honbu dojo Shidokan Shorin-ryu

 

In un articolo del 1934, scritto per il giornale “Karate no Kenkyu” da Genwa Nakasone, troviamo il grande esperto di Tode Chokki Motobu:

 

 “Mi sono interessato sin da quando ero bambino alle arti marziali e ho studiato con vari Maestri. Ho studiato con Itosu per 7-8 anni. All’inizio viveva in Urasoe, poi si trasferì a Nakashima Oshima in Naha, quindi in Shikina e infine alla villa del Barone Ie. Passò gli ultimi anni vicino alla scuola media. Lo visitai un giorno a casa sua vicino la scuola, dove rimanemmo a parlare di arti marziali e di altro. Mentre ero li, 2-3 studenti arrivarono e si sedettero a parlare con noi. Itosu chiese agli studenti di mostrarci un kata. Il kata che eseguirono era molto simile al kata channan che conoscevo ma presentava qualche differenza. Dopo aver chiesto agli studenti che kata fosse, costoro mi risposero “ è pinan no kata”. Dopo che gli studenti se ne andarono tornai da Itosu e gli dissi “io ho studiato un kata chiamato channan, ma il kata che quegli studenti hanno eseguito ora è diverso. Cosa è successo?”. Itosu mi rispose: “si, il kata è leggermente differente, ma il kata che hai appena visto è il kata che ho scelto. Tutti gli studenti mi hanno detto che il nome Pinan è migliore, così ho ascoltato il parere dei giovani. Questi kata, che furono sviluppati da Itosu, cambiarono ancora nel corso della sua vita.” 

 

In questo articolo veniamo a sapere che Motobu da giovane imparò un kata chiamato channan, molto simile al pinan no kata che Itosu mise a punto (un unico kata inizialmente, successivamente diviso in altri cinque per rendere l’allenamento progressivo), che il nome venne scelto dai suoi studenti e che i pinan vennero modificati nel tempo da Itosu stesso (coadiuvato probabilmente da C. Hanashiro e K. Yabu), non nacquero direttamente nella forma che conosciamo oggi. Secondo Tsukuo Iwai (noto storico del karate e allievo di C. Motobu) nel sistema di Motobu esisterebbe un kata denominato Shiraguma no kata conosciuto informalmente come channan, molto simile ai pinan, perciò non è inverosimile che il Maestro, conosciuto per la sua visione molto tradizionalista e contraria ai cambiamenti del Tode verso una forma più educativa, abbia trasmesso questo retaggio del vecchio karate.  Altri elementi li otteniamo nel libro “Kobo Kempo Karatedo Nyumon” (1938) scritto da Kenwa Mabuni, co-fondatore della scuola Shito-ryu, e Genwa Nakasone, in cui gli autori affermano che esisteva un kata denominato channan e che alcuni lo insegnavano ancora con questo nome. Un suo importante allievo, Ryusho Sakagami, in “Karatedo Kata Taikan” (1978) lo inserisce nel suo elenco come Yoshimura no channan, così come fa Tokumasa Miyagi nel suo “Karate do Rekishi” (1987). Non si conosce il motivo per cui viene aggiunto Yoshimura al nome del kata, ma potrebbe essere il nome di colui lo ha tramandato, magari un allievo anziano di Itosu o di Matsumura se si da per assodato che pure lui lo insegnasse.  

 

Hiroshi Kinjo, purtroppo scomparso da poco, noto storico del karate e allievo di studenti diretti di Itosu, in una serie di articoli a metà anni ’50 nella rivista “Gekkan Karatedo Magazine”, ci dice che i pinan erano anticamente chiamati channan, e che tra le due versioni vi erano delle piccole differenze.  

 

Sannosuke Ueshima, Maestro di jujitsu giapponese e co-fondatore del karate Kushin-ryu con Kensei Kinjo (nonché allievo per un periodo di Motobu), sostiene di aver imparato il channan ad Aku (Giappone)in gioventù da un poliziotto originario di Okinawa di nome Sugaya Ueshima

 

Da Juhatsu Kyoda, allievo di Kanryo Higaonna e compagno di allenamento di Chojun Miyagi, sappiamo che in gioventù imparò una serie di due kata elementari chiamati channan. Kyoda ci aggiunge un elemento nuovo, ci dice che i channan erano due e non uno. Questa informazione la ritroviamo anche da Hohan Soken che codificò il Matsumura Seito Karate dalle conoscenze tramandategli dallo zio Nabe Matsumura che avrebbe imparato direttamente da Sokon Matsumura il sistema di famiglia del Maestro, tenuto segreto agli allievi. Soken sostiene di aver ricevuto come parte del metodo due kata denominati pinan, molto simili ai primi due pinan di Itosu (alcuni ritengono invece che Soken li abbia imparati dal suo amico Chibana, allievo di Itosu, e li avrebbe perpetrati come parte del suo stile); non sappiamo se cambiò il nome Sokon o Nabe prima di Soken e per quale motivo, o se sono nomi alternativi ai channan dato dopo che furono pubblicizzati da Itosu con questa nuova denominazione.

 

Questi finora esposti sono i dati storici in possesso, esigui e non verificabili poiché le conoscenze sul Tode erano sempre trasmesse per via orale fino a inizio 1900, dato il clima di segretezza che circondava la disciplina.

Passiamo ora ad analizzare le varie teorie a riguardo, che saranno enunciate così come sono trasmesse, senza purtroppo poter prediligere una anziché l’altra se non sulla base di opinioni personali:

 

-Itosu avrebbe imparato una serie di kata di origine cinese da un naufrago a Tomari (forse denominato Chiang Nan o secondo alcuni Annan) e avrebbe modificato il nome channan poiché troppo complicato da pronunciare quando li rielaborò, aggiungendo anche elementi del kushanku (a parere personale, questo cambio di pronuncia poiché considerata troppo difficile è poco credibile giacché praticamente ogni kata okinawense aveva un nome cinese, la cultura cinese era molto apprezzata ad Okinawa dati i forti legami commerciali e molto diffusa; risulta più credibile che la modifica sia intervenuta o come ci riporta Motobu perché il nome risultava più gradito agli studenti oppure perché a inizio 1900 il clima nazionalistico in Giappone era molto accentuato); Patrick McCarthy, noto storico del karate, afferma che Channan potrebbe essere un monaco, o un ufficiale della dinastia Qing o un Maestro fuggito a Okinawa dopo la rivolta dei Boxer in Cina (1900) o tutte e tre le ipotesi, e avrebbe lasciato a Itosu un libro segreto sulle arti marziali (forse il Bubishi o il Qi Jiguan); il Maestro Iken Tokashiki riporta che sono detti anche “kata di un giorno” poiché Itosu li avrebbe imparati nel corso di una sola giornata.  

 

-sarebbe stato Sokon Matsumura che avrebbe elaborato i due channan dalle conoscenze avute da un diplomatico cinese con questo nome a Shuri, o li avrebbe imparati in un tempio cinese come forme dello stile della tigre channan dai e channan sho (o secondo altri si riferiscono allo stile dell’Arhat\Pugno del Monaco praticato dai monaci Shaolin in un luogo denominato Xia-Ahn o Channan ); li avrebbe quindi perpetrati nel suo sistema da dove sarebbero giunti a Soken come kata di base.

 

-il cinese In Shu Ho avrebbe trasmesso le prime due forme a Matsumura e avrebbe addirittura aiutato Itosu a formulare le restanti (ad oggi non si sono reperite informazioni su questo fantomatico soggetto, per cui tra tutte le teorie è la più labile, ed è riportata solo come dovere di cronaca).

 

-un’altra teoria (purtroppo non sono tuttora riuscito ad appurarne la veridicità, ma si trova in un articolo internet chiamato “The lost book of Kushanku”) ci dice che Ryusho Sakagami avrebbe sostenuto che le basi dei channan sarebbero da ricercare in un’antica opera militare cinese dal titolo Ji Xiao Xin Shu (Chi Hsiao Hsin Shu o in giapponese Kiko Shinsho) del Gen. Ch’i Chi Kuang (1528-1588). Il generale cinese, esperto di arti marziali, tra cui in uno stile legato alle arti interne denominato Chang Quan (nel libro sarebbero indicate le 32 tecniche del chang quan, uno stile che avrebbe studiato anche il leggendario creatore del Tai chi chuan Zhan Sanfeng, un repertorio tecnico che troviamo anche nei pinan e quindi per relazione quasi sicuramente presenti nel/nei channan).

 

Secondo alcuni, queste due forme prima di Itosu si passavano solo come memoria storica essendo molto basilari, ed erano diffuse anche nelle Filippine e a Formosa (l’americano Elmar Schmeisser li avrebbe identificati in due forme praticate proprio li anche se modificate come ovvio).

 

Provando a tirare le somme da tutte queste teorie, abbiamo un cinese (un naufrago, o un diplomatico cinese, o un monaco scampato alla distruzione del tempio Shaolin di Fukien) di nome Channan (o Chiang Nan o Annan o Li Tsun San) che avrebbe trasmesso un bagaglio di conoscenze (stile della tigre o stile dell’Arhat? O altro? Comunque uno stile del sud della Cina) a Matsumura o ad Itosu, da cui sarebbero nati il/i kata channan, da cui poi si sarebbero originati i pinan. Come si può vedere, le teorie sono innumerevoli, ma forse è proprio tutto questo mistero a suscitare tanto interesse per questo/i fantomatico/i kata, antenato/i di cinque forme che sono state usate per far uscire il karate dal velo di segretezza in cui era conservato, per permetterne la diffusione in tutto il mondo.

 

Per maggiori informazioni potete leggere:

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)