CHOKI MOTOBU vs GICHIN FUNAKOSHI

Articolo a cura di Manuel Vignola

Gichin Funakoshi e Motobu Choki. Due nomi famosi, il primo certo più del secondo essendo considerato il punto di riferimento della scuola più diffusa al mondo, lo Shotokan, nonché il “Padre del Karate-do moderno”. Tuttavia, da diversi anni a questa parte, la figura di Motobu è stata grandemente rivista, in parte per gli studi recenti fatti su di lui (es. la pubblicazione delle sue opere nelle principali lingue occidentali e gli studi di Patrick McCarthy), e in parte per il rinnovato interesse verso forme di Karate antecedenti e differenti dal contesto sportivo. I due si conoscevano, eppure, pur essendo stati immortalati fianco a fianco in varie fotografie, i loro rapporti erano molto molto tesi. Andiamo a cercare di scoprire il perché…

I due avevano all’incirca la stessa età (Funakoshi era nato nel 1868, Motobu nel 1870), ma avevano differenti posizioni sociali: Gichin era nato in una famiglia decaduta della piccola nobiltà guerriera, gli shizoku, ed era povero in canna poiché il patrimonio famigliare era andato tutto in alcolici per il vizio di suo padre; Motobu invece era il terzogenito della famiglia più influente del Regno dopo quella reale (a cui tra l’altro era imparentato), in Giappone sarebbe stato l’equivalente di una famiglia di daimyo di alto livello, ossia i nobili più vicini all’Imperatore a cui era affidato il governo di una vasta zona di territorio. Il padre di Funakoshi era iniziato all’arte marziale del bojutsu (arte del bastone). La famiglia Motobu, invece, conservava trasmettendola da generazioni (al figlio primogenito), l’arte marziale che sarebbe stata conosciuta al grande pubblico solo negli anni ‘70, il Motobu Udundi, la cosiddetta “Mano del Palazzo”. Trattasi di un’arte sofisticata, che comprende non solo il combattimento corpo a corpo, ma anche un vastissimo repertorio di armi tradizionali. La famiglia Motobu poteva permettersi di invitare alla sua residenza i migliori insegnanti del periodo (vedi Sokon Matsumura e Anko Itosu, tra gli altri), per addestrare i suoi rampolli e consentirgli una formazione marziale di primo livello. Difatti, nell’addestramento dei Motobu (ma anche in quello della famiglia reale), al Motobu Udundi veniva affiancata quell’arte marziale okinawense che è oggi nota come Shorin-ryu

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Su questo punto però, nonostante gli ottimi presupposti, Choki non fu così fortunato come sembrerebbe: tutte le attenzioni erano infatti riservate, come da tradizione, al primogenito, Choyu Motobu, un nome famoso e rispettato ad Okinawa in quel periodo, non solo perché depositario dell’arte marziale segreta della famiglia più altolocata dell’isola, ma anche per la formazione che gli avevano dato i migliori artisti marziali del tempo; inoltre la madre di Choki non era la moglie di Choshin Motobu, bensì una concubina, per cui come gli veniva spesso ricordato era un po’ il “parente povero” della famiglia, tanto che molto probabilmente non tutto il suo tempo lo trascorreva al palazzo di famiglia, bensì nel villaggio della madre. 

Mentre Funakoshi si applicava diligentemente negli studi, sia a scuola che in privato con il suo primo Maestro, il nobile Anko Azato, con cui studiava lo Shuri-te (Shorin-ryu) grazie all’amicizia con il figlio di quest’ultimo (suo compagno di classe), Motobu aveva un carattere tumultuoso ed irrequieto e mal si adattava a stare chiuso in classe a studiare, tanto che erano più le volte che “saltava” le lezioni per andare a giocare e ad arrampicarsi sugli alberi (quest’ultima abilità gli valse il suo soprannome, Saru, ossia “scimmia”) che le volte in cui faceva il “bravo bambino”. Questi paragoni e cenni sulla vita di ambedue sono necessari per capire i motivi dei loro futuri dissapori. Funakoshi era un bravo ragazzo, povero ma di buon cuore, diligente e gran lavoratore, apprezzato dai suoi Maestri di arti marziali, Azato e Itosu in primis, per il suo carattere e la sua dedizione (su cui ebbero una enorme influenza gli insegnamenti dei due suddetti maestri). Con Azato ed Itosu (e anche con altri maestri, per i dovuti approfondimenti si veda la sua biografia) il suo apprendistato nel Tode, e nello Shuri-te (Shorin-ryu) in particolare, fu in tutto e per tutto regolare, conforme al modello del periodo: studio approfondito dei kata (applicazioni incluse) fino a comprenderne i principi insiti, nonché esercizi propedeutici per sviluppare questi principi e arrivare a comprendere le applicazioni pratiche, gran lavoro col makiwara e con i classici attrezzi per irrobustire il fisico (hojo undo). Come insegnante scolastico, collaborò con Itosu e gli altri Maestri di inizio 1900 per introdurre e diffondere l’arte marziale dapprima nelle scuole e poi in tutta l’isola. 

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Per Motobu invece è tutta un’altra questione. La sua condizione di “figlio non privilegiato”, e dopo il 1879, con l’annessione di Okinawa all’Impero del Giappone, la conseguente decadenza della nobiltà locale (tra cui la sua famiglia) gli forgiarono un carattere estremamente orgoglioso (forte anche del proprio status sociale) e determinato a mettersi continuamente alla prova. Il suo addestramento fu un misto tra la formazione che ebbe con più Maestri (come molti contemporanei, inclusi Funakoshi), il suo allenamento individuale negli hojo undo e al makiwara, il continuo mettersi alla prova attaccando briga con i bulli di Tsuji (quartiere a luci rosse di Naha) per testare le sue abilità (influenzato sicuramente anche dall’arte di famiglia che prevedeva il combattimento libero e il kata come apice dell’arte). Inoltre non va dimenticato che spiava sia suo fratello Choyu mentre si allenava nello stile di famiglia (il quale gli impartiva delle “lezioni” ogni volta che Choki lo sfidava), sia uno dei suoi Maestri, Kosaku Matsumora di Tomari, dato che costui rifiutava quasi sempre di dargli spiegazioni sull’uso pratico del Tode in combattimento, convinto data la sua reputazione (e a ragione) che il giorno dopo avrebbe messo in pratica le spiegazioni su qualche attaccabrighe di Tsuji. Non si può certo dire che gli mancassero le basi, e le dicerie che sostengono che si sia “fatto da solo”, e che non abbia mai avuto una vera formazione, sono state smentite. Molte dicerie e falsità su Motobu furono diffuse dai suoi detrattori, ciò ha creato una falsa memoria di questo Maestro, ma le moderne indagini hanno smentito molte di queste voci. Era membro della principale famiglia dell’isola (dopo quella reale), la quale faceva addestrare i propri eredi con Maestri di Shorin-ryu come Sokon “Bushi” Matsumura e Anko Itosu (che frequenterà anche fuori dal palazzo per circa 7-8 anni complessivi di allenamento, nonostante si sia diffusa la diceria che da questi fosse stato espulso per il suo carattere rissoso), suo zio Sanda Kinjo (famoso esperto di armi tradizionali) veniva spesso in visita a casa sua, studiò con il famoso Maestro del Tomari-te Kosaku Matsumora, con Sakuma di Gibo, con Tokumine Peichin e con altri. Strinse una profonda amicizia con Choshin Chibana e Kentsu Yabu, tra gli altri, con cui in età più avanzata approfondirà lo studio dei kata e dei loro principi applicativi, nonché con altri influenti Maestri dell’epoca, tra cui anche il cugino Chotoku Kyan. Sebbene la “falsa” tradizione riporti che molti Maestri non lo apprezzavano, né lo volevano addestrare, ritenendolo solo un teppista attaccabrighe, con il tempo si è scoperto che seppur essendoci certamente un fondo di verità (si presenterà a Matsumora con il cognome della madre, Saburo, temendo di venir scacciato via, anche se il trucco durerà per poco tempo), questa voce è stata molto gonfiata. Come si può vedere dalle sue frequentazioni, era in contatto con i principali artisti marziali dell’isola (anche per merito della sua posizione sociale). 

D’altro canto è anche esagerato dire che vinse tutti gli scontri a cui si sottopose grazie all’esperienza maturata nei duelli, poiché più di un Maestro addestrato secondo il sistema tradizionale gli diede qualche “bella batosta”, a partire dal fratello Choyu, con cui perdeva sistematicamente, data la sua padronanza degli spostamenti del corpo (prerogativa del Motobu Udundi); ma anche Choiku Itarashiki (un allievo di Matsumura), Kodatsu Iha (allievo di Matsumora), Kentsu Yabu (allievo di Anko Itosu, anche se non è chiaro se l’incontro sia stato di Tode o Tegumi, la lotta okinawense, di cui entrambi erano appassionati)…

Come già detto precedentemente, dopo la caduta del Regno delle Ryukyu, Motobu si trovò in una situazione economica pessima e decise di emigrare in Giappone “continentale” nel 1921, l’anno in cui Funakoshi riceveva l’incarico di presentare il Karate dinanzi al futuro Imperatore, a Okinawa; di li a poco anche Funakoshi avrebbe raggiunto il Giappone, nel 1922. Inizialmente non aveva intenzione di insegnare, ma poi avvenne un evento che gli procurò una grande notorietà, che suo malgrado, a causa di un giornalista, dovette spartire proprio col suo conterraneo…

La notizia venne riportata sulla rivista King Magazine nel 1925 in questi termini:

durante una serie di incontri tra esperti di pugilato occidentali e judoka al Butokuden di Kyoto (eventi comuni a quei tempi), un uomo dalla folla si alzò per parlare con l’organizzatore chiedendo di poter combattere con qualcuno, pugile o judoka che fosse, e venne chiamato come suo avversario un pugile straniero, George; non appena si misero in guardia, l’anziano assunse una posizione di guardia molto strana che causò l’ilarità del pubblico (simile, a quanto pare, alla posizione iniziale del pinan/heian yondan), ilarità che cominciò a scemare quando vide il vecchio evitare tutti gli attacchi del pugile che, spazientito, lanciò un  poderoso gancio al volto; il vecchio lo colpì col palmo della mano tra naso e labbra mandandolo al tappeto, terminando così l’incontro tra lo stupore generale.” 

L’articolo prosegue con una breve spiegazione su chi sia il misterioso vecchio, Choki Motobu di Okinawa, e 

cosa sia la misteriosa arte marziale del Karate, che ha avuto la meglio sul lottatore occidentale, e tutto l’articolo è corredato da foto e disegni. Cosa c’entra allora Funakoshi? C’entra, poiché l’illustrazione della rivista raffigura Funakoshi battere il pugile e non Motobu, pur essendoci anche le foto di entrambi in coda all’articolo! 

Nell’articolo addirittura il cognome Motobu fu pure scritto sbagliato! Sebbene dopo questa pubblicità molta gente andò da Motobu a chiedergli insegnamenti, e costui poté, con grandi sforzi, aprire il suo Daidokan dojo a Tokyo, secondo suo figlio Chosei, suo padre si arrabbiò terribilmente con Funakoshi per la pubblicità indiretta che ebbe anche lui, di riflesso, come insegnante di Karate, sospettando che lui stesso avesse invogliato l’errore grazie ai suoi rapporti con la casa editrice Kodansha, la quale aveva forti interessi anche con la rivista KingAncora oggi non si sa perché quel giornalista inserì il disegno di Funakoshi. Forse perché era lui il più famoso (relativamente, essendo il Karate ancora in gran parte sconosciuto) insegnante di Karate del periodo, oppure usò il libro di Funakoshi per copiare pari pari la guardia iniziale con cui nel racconto Motobu affrontò inizialmente il pugile; rimane una domanda insoluta (i dettagli dell’incontro saranno approfonditi in un articolo a parte). Da questo momento in poi la crisi fu completa: per Motobu il Karate di Funakoshi era bello esteticamente ma completamente inefficace,

sapeva solo imitare la forma esteriore di quello che ci insegnarono gli antichi maestri, e la usa per indurre in errore gli altri e far credere di essere un esperto quando invece non lo è […] se quello stupido apre un Dojo fatelo combattere con me e lo rimanderò dritto a Okinawa”.

Queste poche frasi esemplificano molto bene ciò che Motobu pensava del suo rivale, ossia che insegnava un’arte inefficace in combattimento; in un'altra occasione paragona Funakoshi allo shamisen (“chitarra” giapponese, simile allo sanshin okinawense) dicendo che sono uguali: belli esteriormente ma vuoti dentro. Funakoshi cercava di trasformare il Karate in una disciplina tesa all’auto-perfezionamento (in piena armonia con la riforma giapponese delle arti marziali, cosa che fecero anche Jigoro Kano e Morihei Ueshiba con le loro rispettive arti. Si può ben capire perché Kano preferisse supportare Funakoshi invece che Motobu, il quale rappresentava la bandiera del tradizionalismo per eccellenza, e doveva ricordargli i vecchi Maestri di Jujutsu che mal vedevano il suo Judo), per Motobu, invece, era solo pura e semplice arte marziale, e non esitò mai a mettersi alla prova con chiunque, arrivando anche a sfidare un allievo di Kano (in sua presenza) colpevole di guardarlo male (la reazione fu che il Maestro di Judo lasciò il locale in segno di disprezzo). Dato il differente approccio di Funakoshi, Motobu si riteneva l’unico degno rappresentante in Giappone del Tode di Okinawa, e quando il Kodokan (Judo) premiò Funakoshi con il 5° Dan, Motobu disse che stante le proporzioni a lui avrebbero dovuto dare il 10° o 11° dan.

In “Ryukyu Kempo Karate Jutsu Tatsujin Motobu Choki Seidan” di Nakata M. si riporta un episodio che Motobu stesso racconta, risalente a quando arrivò a Tokyo; sapendo che un altro okinawense, che ad Okinawa non aveva mai sentito neppure nominare, insegnava Karate, andò al suo dojo, si mise in posizione di kakedameshi (antica forma di combattimento) e lo sfidò ma, poiché costui non faceva nulla, lo bloccò con una presa (kotegaeshi), e lo proiettò al suolo. L’altro, rosso in viso, si rialzò e disse “di nuovo!”, mettendosi in posizione. La scena si ripeté identica altre due volte. Ora, non viene mai citato il nome di Funakoshi nell’episodio, ma molti pensano chiaramente a quest’ultimo come unica possibilità di identificare lo sconosciuto okinawense. Tuttavia le cose non sembrano chiare: pare strano che Motobu non avesse mai sentito nominare Funakoshi a Okinawa, avendo molti amici in comune, ed essendo tenuto in così alta considerazione dai vari Maestri e dalle autorità dell’isola…

Yasuhiro Konishi, grande estimatore sia di Funakoshi che di Motobu, riporta (H. Ikeda, “Karatedo o kataru kakoto genzai no budo teki sciten”) di aver sentito dire che in una discussione tra i due sul modo corretto di ricevere efficacemente gli attacchi, Motobu chiese a Funakoshi di fargli vedere una parata, e quando costui parò il pugno di Motobu lui lo fece volare a terra con una proiezione.

In ambiente Wado-ryu circola anche la voce che racconterebbe di uno scontro avvenuto tra Funakoshi e un judoka, studente di Motobu, in cui Funakoshi ebbe grandi difficoltà, tanto che dovette intervenire Hironori Otsuka, studente di Funakoshi e già Maestro di Jujutsu, a battere il judoka. Quest’ultima sembrerebbe essere la meno credibile, inquanto voce di corridoio dell’ambiente Wado-ryu non confermata da altre fonti, probabilmente messa in circolazione per enfatizzare le abilità di Otsuka…

Funakoshi, dal canto suo, ogni volta che si nominava il suo avversario faceva una smorfia disgustata, chiaramente lo considerava un violento e un bruto, totalmente in contrasto con il suo modo di pensare e con l’etica dell’artista marziale. Alcuni giapponesi allievi di Funakoshi misero in giro voci che descrivevano Motobu come un illetterato (non parlava giapponese ma solo la lingua okinawense), bruto, ubriacone, attaccabrighe, che in realtà sapeva poco di Karate. Quest’ultima diceria ha sicuramente preso spunto dal fatto che Motobu insegnava poco oltre il Naihanchi e i suoi esercizi a coppie correlati, perciò si riteneva non sapesse fare altro, mentre in realtà conosceva altri kata e nutriva un profondo rispetto per le vecchie forme. Ciò è anche confermato dal profondo rispetto che nutriva per esperti di kata come Kenwa Mabuni e, soprattutto, Kentsu Yabu, con cui approfondirà lo studio dei kata in età già avanzata. Motobu preferiva concentrarsi su pochi kata, soprattutto nell’insegnamento, enfatizzando al massimo il lavoro sulle applicazioni pratiche. Per questi motivi quando due allievi di punta di Funakoshi, Yasuhiro Konishi, un rispettato Maestro di Kendo ed esponendo del Butokukai che più tardi fonderà la sua scuola di Karate, e Hironori Otsuka (fondatore del Wado-ryu), si diedero da fare per supportare anche economicamente lo spiantato Motobu e si misero addirittura a studiare con lui, incapparono nel disgusto dei loro compagni di allenamento. 

I due si incontrarono ufficialmente diverse volte, testimoniate da fotografie in cui siedono fianco a fianco, per esempio quando i due loro allievi in comune, Konishi e Otsuka, aprirono i loro rispettivi dojo intorno alla metà degli anni ‘30, ma pubblicamente non ci furono mai episodi spiacevoli, dovuti alla tensione tra i due, o alla questione su chi dei due fosse il degno rappresentante del Karate di Okinawa in Giappone…

Motobu aveva un particolare sistema di allenamento che teneva segreto; ciò che insegnava era il Naihanchi come kata di base, ma il maggior lavoro era incentrato sul lavoro a coppie fatto di applicazioni di questo kata (come si può desumere dalle sue pubblicazioni e dai ricordi dei suoi allievi diretti), makiwara e lavoro di condizionamento fisico. Anche se stabilì una scuola, il Daidokan, il suo era un sistema troppo personalizzato e troppo “okinawense” perché potesse far presa sulla maggior parte dei giapponesi (già indotti alla filosofia del "Do marziale", ed avvezzi alle standardizzazioni), e infatti la sua scuola ebbe uno sviluppo limitato. Funakoshi, invece, era un modernizzatore, e voleva che il Karate assurgesse al rango delle altre arti marziali giapponesi (il Budo), per cui fu più ricettivo ai cambiamenti (anche quelli imposti dal Butokukai), e la sua scuola, di conseguenza, crebbe e prosperò (anche se a un certo punto lui non ebbe più gran voce in capitolo rispetto al suo terzogenito, “Gigo”, e ai suoi allievi avanzati, che sradicarono quasi del tutto la scuola dai canoni okinawensi, introducendo il combattimento libero a lui inviso, modificando tecniche e posizioni e infine introducendo le competizioni, cosa che lui non concepiva assolutamente). Certamente Motobu deve essere stato assai invidioso del suo successo, del successo di un anziano insegnante di scuola in pensione che non reputava all’altezza, e con uno status sociale parecchio inferiore al suo. Ebbe comunque la sua “rivincita” poiché, come già detto, la scuola di Funakoshi crebbe talmente tanto, e talmente velocemente, da divenire indipendente da quest’ultimo, togliendogli de facto la gestione di ciò che, con tanti sforzi, aveva creato.

I libri di Funakoshi, da “Tode-jutsu” a “Rentan Goshin Tode-jutsu”, a “Karate-do Kyohan”, “Karate-do Nyumon” e “Karate-do Ichiro” nonché i suoi famosi Venti Precetti del Karate-do sono diventati famosi nel mondo; i libri di Motobu, “Okinawa Kempo Karate-jutsu Kumite Hen” e “Watashi no Karate-jutsu” sono state considerate per lungo tempo opere marginali, e tradotte solo di recente nelle lingue occidentali (ad oggi stanno avendo nuova, meritata, gloria. Mentre fino a qualche tempo fa erano considerate letture adatte solo a chi pratica Shorin-ryu, e Karate di Okinawa in senso più ampio, oggi sono letti anche da molti praticanti di Karate Shotokan, e giapponese in generale.), pur essendo documenti preziosissimi del vecchio Karate di Okinawa, così come la sua interpretazione del Karate, soprattutto l’importanza del kata Naihanchi e degli esercizi applicativi a coppie, che si ritrova sia nella sua scuola retta dal figlio Chosei Motobu, sia negli insegnamenti di coloro che studiarono con lui per diverso tempo (es. Katsuya Miyahira, fondatore dello Shidokan Shorin-ryu, una delle scuole insegnate presso il nostro Centro italiano per il Karate Tradizionale Shorin-ryu di Okinawa). 
Comunque sia andata, il Karate è oggi una disciplina molto popolare e diffusa, e lo è grazie all’opera portata avanti da Funakoshi, anche se Motobu rimane una bandiera del vecchio Tode, che ha cercato di preservare l’antico metodo in "terra straniera” e in un’epoca di profondi cambiamenti e che, fortunatamente, al giorno d’oggi comincia a suscitare di nuovo un grande interesse tra i praticanti che intendono ricercare e praticare le “vecchie vie” dell’arte marziale di Okinawa. 

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)