GICHIN FUNAKOSHI Parte 2: I DIFFICILI INIZI IN GIAPPONE

Articolo a cura di Manuel Vignola

Il 1921 è un anno di svolta per Gichin Funakoshi; oltre all’incommensurabile gioia dell’aver visto il Karate a poco a poco farsi strada nell’educazione scolastica ed essere uscito dalla segretezza, averlo presentato per la prima volta “ufficialmente” in Giappone e per di più ad Okinawa davanti al futuro Imperatore, ormai lasciata la carriera scolastica a poco più di 50 anni, Funakoshi cambia totalmente vita ed esce dall’anonimato di insegnante pensionato con la passione del Karate.

 

Verso la fine del 1921 il Ministero dell’Educazione sta pianificando per la primavera seguente la I° Esibizione Atletica delle Arti Marziali ad Ochanomitzu (Tokyo) presso la Scuola Normale Superiore Femminile, e si rivolge al dipartimento dell’educazione di Okinawa, il quale a sua volta decide di inviare nuovamente Funakoshi con una piccola delegazione per presentare il Karate; i motivi probabilmente sono i soliti di pochi anni fa: un educatore (quindi che parlasse il giapponese più o meno bene) con esperienza appunto nel Karate, e che aveva già partecipato ad eventi analoghi. Tuttavia il noto scrittore Graham Noble riporta in un suo articolo che già durante l’esibizione di fronte al Principe Imperiale, il Capitano della nave imperiale, Norikazu Kanna, colpito dal Karate, abbia spinto Funakoshi a decidere di presentare l’arte in Giappone per diffonderla, e che Funakoshi stesso si mise in contatto con un conoscente, Saburo Kinjo (direttore della Scuola Normale Superiore appunto) chiedendogli di fare il possibile per far inserire il Karate nell’Esibizione in via di organizzazione a Tokyo, e di conseguenza arrivò l’invito al dipartimento dell’educazione che si rivolse appunto a lui. La presentazione venne organizzata tramite l’uso di tre grandi rotoli su cui organizzò una presentazione fotografica di tecniche di mani e piedi, posizioni e kata, ed ottenne un grande successo. L’idea originale era fermarsi per poche settimane a Tokyo e far ritorno ad Okinawa, ma i suoi piani non si sarebbero realizzati: iniziava una nuova fase della sua vita, che inaspettatamente lo avrebbe separato dalla sua isola natia.

Il primo ritardo dal previsto ritorno ad Okinawa fu ad opera nientemeno che di Jigoro Kano (1860-1938), il fondatore del Judo, il quale, rimasto impressionato dall’esibizione di Funakoshi ed essendo interessato oltre che di educazione (anche lui educatore di professione, aveva ricoperto e ricopriva anche all’epoca importanti incarichi al Ministero) anche di arti marziali più in generale, gli chiese di fermarsi per illustrare l’arte, dapprima nella sua residenza privata, dopodiché gli chiese di ripetere con una presentazione al Kodokan, la sede ufficiale del Judo.  

L’interesse di Kano per le altre arti marziali lo aveva già portato ad individuare tempo addietro il Karate (il Kodokan aveva addirittura un gruppo di studio sulle altre arti marziali), come gli avrebbe fatto individuare anche l’Aikido, ed infatti Kano assistette ad un’esibizione di Ueshiba, ed entusiasta inviò alcuni dei suoi migliori studenti a studiarlo. Per quanto riguarda l’interesse dimostrato verso il Karate, si ritiene che Funakoshi fu il primo ad introdurlo in Giappone a Kyoto nel 1917, tuttavia non è proprio così: Kano aveva già avuto modo di vederlo nel 1908 da preside della Tokyo Higher Normal School, quando sei studenti della scuola media di Shuri (siamo nel periodo in cui Itosu, con il suo famoso documento, attira l’attenzione del dipartimento okinawense dell’educazione e della guerra sulle virtù dell’arte) dimostrano il Karate al 10° Raduno Giovanile delle Arti Marziali, e nel 1910 è lo stesso Kano ad invitare sei studenti della stessa scuola di Shuri, e alcuni loro insegnanti, per dimostrare il Karate al Kodokan. In verità Kano aveva tempo addietro già scritto a Funakoshi ad Okinawa, probabilmente aveva già avuto modo di apprezzarlo nel 1917 a Kyoto, mentre si trovavano entrambi ad insegnare, ma Funakoshi aveva cortesemente declinato, dicendo di stare ancora studiando e di non sentirsi ancora all’altezza. Questa volta Funakoshi accettò e chiese ad un giovane praticante okinawense (studente di Itosu Anko e Kentsu Yabu) che studiava all’Università Hitotsubashi a Tokyo, Shinkin (Makoto in giapponese) Gima (1896-1989), di coadiuvarlo nell’esibizione. Gima si presentò con la sua uniforme di pratica del Judo e la sua cintura nera, dato che praticava anche quell’arte, ma Funakoshi gli diede una uniforme che aveva confezionato insieme alla sua, sempre ispirandosi a quella del Judo (è la prima volta che il famoso Karategi bianco e la cintura nera appaiono associate al Karate, e di li in avanti saranno adottati, pian piano, da tutti i praticanti);  tuttavia si dovette insistere per fargli indossare una cintura nera, poiché Funakoshi era contrario ad indossare una cintura nera di Judo non praticandolo (si tentò di trovarne due bianche, perché Gima non ne avrebbe indossata una nera mentre il suo maestro portava la bianca, ma non se ne reperirono), e anche quando riuscirono a convincerlo, non appena terminò l’esibizione, se la tolse. Contrariamente alle sue previsioni, più di un centinaio di alti gradi del Judo assistettero alla sua presentazione, in cui Gima eseguì il kata Naihanchi, mentre lui eseguì il suo kata preferito, il Kushanku, e poi dimostrarono alcune tecniche in coppia. L’esibizione tenuta il 17 maggio 1922 fu un successo e Kano gli chiese delucidazioni sui kata e, addirittura, di insegnargliene qualcuno basilare, prima di invitarlo a cena. Questo interesse di Kano per il Karate, come si è già detto, dipendeva da vari fattori: dalla sua passione per le arti marziali e il Budo in generale, dalla sua convinzione che i valori che tramandavano le arti marziali sarebbero serviti ad educare i giovani, ma anche dal desiderio di integrare nel suo Judo concetti che poteva trarre da altre arti marziali, al fine di renderlo il più completo possibile. Per quanto riguarda l’Aikido, era particolarmente interessato agli spostamenti e all’uso del corpo, per quanto riguarda il Karate era interessato agli atemi, agli attacchi ai punti vulnerabili appunto, e ad integrare tecniche di mano e piede, senza contare il fatto che molto probabilmente accarezzava l’idea di integrare il Karate come parte del Kodokan, cosa che propose anche a Funakoshi, il quale declinò cortesemente, convinto che il Karate avesse più probabilità di crescita all’infuori del Judo (nel 1931 Kano  presentò al Ministero un rapporto del Karate come parte del Judo, per aiutarlo ad inserirlo o, come molti ipotizzano, per tentare di assorbirlo. Da quel momento il Karate in Giappone lasciò in secondo piano le tecniche di proiezione e sottomissione, concentrandosi sugli atemi per marcare la differenza col Judo). Certo, Kano supportò molto l’opera di Funakoshi essendo ai vertici del Ministero dell’Educazione, tant’è che la prima registrazione del Karate al Dai Nippon Butokukai venne fatta nella divisione del Judo, e gli concesse onorificamente anche un 5° dan (scatenando le rimostranze di un altro famoso maestro, Chokki Motobu) e lo esortò a restare in Giappone per diffondere l’arte. Il Butokukai, infatti, col tempo avrebbe richiesto un adeguamento della nuova disciplina seguendo il Judo come modello, per renderla una disciplina nipponica idonea ad essere riconosciuta ufficialmente come Budo (quindi adozione di una uniforme di pratica, standardizzazione di gradi, ecc).
 
Poco tempo dopo questa esibizione, subentrò un altro ritardo; il pittore Hohan Kosugi, membro di un gruppo di pittura denominato Club del Pioppo Tabata, disse a Funakoshi di essere stato impressionato durante un viaggio ad Okinawa dal Karate, ma che a Tokyo non trovava insegnanti, per cui gli chiese di rimanere a istruire lui e il suo gruppo ancora per un po’ di tempo. Funakoshi si decise finalmente, visto l’interesse che stava suscitando il Karate, a rimanere a Tokyo per diffondere l’arte; su questa decisione giocò anche lo spirito degli okinawensi più progressisti, come lui, di volersi integrare appieno nella nuova realtà giapponese, e non essere considerati come una parte dell’Impero meno progredita (questa motivazione si è vista anche nella decisione di Yabu, molti anni prima, di arruolarsi nell’esercito giapponese seppur non essendovi costretto). Hohan Kosugi fu anche colui che spinse Funakoshi a pubblicare quello che è considerato uno dei primi libri (anche se già nel 1905 Chomo Hanashiro aveva pubblicato un libro sul Karate) per spiegare la storia e le basi tecniche del Karate da diffondere al pubblico, e si prese anche l’incarico di disegnare le illustrazioni. Sua sarà la famosa riproduzione della Tigre Shotokan, che diverrà il marchio dello stile. Perché proprio la tigre? In giapponese l’espressione “tora no machi” indica il “libro ufficiale di un’arte”, e giocando sul fatto che era (erroneamente) considerato il primo libro sul Karate (quindi il primo tora no machi del Karate), e contando che “tora” significa anche tigre, che la tigre simboleggia bene l’eleganza, la pace interiore e la pericolosità del Karate, e che ad Okinawa esiste il monte Torao, conosciuto per la sua vegetazione a “coda di tigre” in cui il Maestro soleva passeggiare tra i pini (e da qui il suo nome di penna Shoto, che poi diverrà nome del suo dojo Shotokan), la tigre divenne il simbolo del Karate di Funakoshi.
 

 Il libro, edito dalla casa editrice Bukyosha nello stesso 1922 col nome “Tode Jutsu”, ebbe una grande diffusione e poté contare sulla prefazione di eminenti personalità come il Governatore di Okinawa Hisamasa, Norihiro Toono e Bakumonto Sueyoshi dell’ “Okinawa Times”, alti gradi delle Forze Armate (per lo più Marina) come il Ten. Gen. Oka, Contramm. Norikazu Kanna, Amm. Ogasawara e Yashiro, nonché sull’aiuto di altri esperti di Okinawa a cui Funakoshi chiese informazioni utili soprattutto sulla storia del Karate, che non era mai stata riportata ufficialmente su carta. Venne ripubblicato, riveduto dopo quattro anni, con il titolo di “Rentan Goshin Karate Jutsu” dalla casa editrice Kobundo. Notiamo che qui il Karate è ancora seguito dal suffisso “Jutsu”, che identifica l’aspetto marziale dell’arte (JuJUTSU, KenJUTSU, AikiJUTSU ecc), invece che da “Do” che simboleggia l’auto-perfezionamento interiore, il cammino spirituale (JuDO, KenDO, AikiDO, ecc). Notiamo anche che in questo primo libro, salvo alcuni piccoli cambiamenti (alcuni dovuti a versioni di kata leggermente differenti rispetto a quelle di altri maestri Shorin-ryu), il suo è ancora nettamente uno Karate appartenente allo stile Shorin-ryu di Okinawa. 

L’inizio della vita in Giappone non è stato per niente facile per Funakoshi, povero in canna in una realtà come quella di Tokyo, ben diversa dalla sua semplice isoletta, lontano dalla famiglia (la moglie aveva rifiutato di raggiungerlo, essendo religiosa convinta, e volendo stare a curare la tomba degli antenati ad Okinawa, ma supportandolo). Il suo primo periodo è detto del Meiseijuku (1922-1924), perché trovò alloggio appunto nel quartiere Koishikawa di Tokyo, in un ostello per studenti di Okinawa con questo nome. Per pagare la misera stanza dove alloggiava, svolgeva tutti i compiti possibili: custode, distribuiva la posta, cameriere, giardiniere (e sempre nel suo libro racconta di quando rimproverava i bambini quando giocavano sulle sue aiuole, ben curate, e degli insulti che ne riceveva), e quando non era usata aveva avuto il permesso di usare la stanza di studio come luogo di pratica del Karate (persuase anche il cuoco a prendere lezioni, ricevendo uno sconto sui pasti), ma aveva pochissimi studenti, il suo lavoro serviva a coprire solo l’affitto, per cui doveva guadagnarsi da vivere, e più di una volta ci dice che dovette ricorrere al banco dei pegni (anche se la situazione migliorò un poco quando il fratello minore del proprietario divenne suo allievo). Fu in questo iniziale periodo di sofferenze che compose una delle sue poesie più toccanti:

“Nei mari del Sud esiste un meraviglioso modo di usare le mani vuote.

E’ un peccato comunque che questa tradizione sia in declino.

Mi domando chi potrà far rivivere con successo questa grande arte.

Giuro di fronte al cielo che farò ogni sforzo

Per coltivare di nuovo questo spirito”

Tra i pochissimi suoi studenti di quel periodo in cui l’allenamento era svolto ancora alla maniera okinawense, ossia molto informale, troviamo coloro che, il 12 aprile 1924, riceveranno per la prima volta dei gradi da Funakoshi, diventando le prime cinture nere: Shinkin Gima e il cugino Ante Tokuda, Kasuya, Akiba, Shimizu, Hironori Otsuka (già Maestro di Jujutsu e futuro fondatore dello stile Wado-ryu) e Hirose. Funakoshi. Seguendo i consigli di Kano e le “direttive” del Butokukai, per riconoscere ufficialmente il Karate, iniziava ad adottare il sistema dei gradi del Judo, nonché la classica divisa di pratica con la cintura allacciata “alla cinese”. Con il passare del tempo il Karate iniziò ad attirare l’attenzione di alcuni cronisti come arte marziale micidiale e “misteriosa”, e a finire negli articoli di giornali (diversi giornalisti si recarono a intervistare Funakoshi, e si stupirono nel vederlo svolgere i mestieri più umili all’ostello). A poco a poco il numero degli allievi aumentò (dal 1925 si avvantaggerà anche della pubblicità “indiretta” procuratagli da Chokki Motobu. Difatti quest’ultimo aveva destato scalpore dopo aver sconfitto un noto campione occidentale di pugilato, più grosso e giovane di lui, grazie al Karate. Solo che nell’illustrazione della rivista King del 1925 il disegnatore mise, probabilmente per errore, la figura di Funakoshi al posto di quella di Motobu nel disegno di copertina), anche tra i “colletti bianchi” di Tokyo (tra gli altri Kichinosuke Saigo, futuro politico di rilevanza nazionale, l’Amm. Rokuro Yashiro, vari lottatori di sumo tra cui il famoso campione Onishiki ecc). In aggiunta a ciò un gran numero di istituti di formazione e Università iniziò ad interessarsi al Karate, dapprima l’Università di Keio (settembre 1924), grazie all’interessamento del Prof. Shin’yo Kasuya (Keio ha ancora un corso di Karate, con un certo numero di allievi diretti di Funakoshi, i quali non presero posizione nelle tumultuose dispute politiche che seguiranno la morte del Maestro, e perciò il loro Karate ha mantenuto una certa fedeltà agli insegnamenti di Funakoshi), che fu la prima ad aprire un corso, seguita dall’Università Takushoku (da cui più avanti uscirà Masatoshi Nakayama) e dall’Università Imperiale di Tokyo, dalla Waseda (da cui usciranno Shigeru Egami e Motonobu Hironishi) e dalla Hosei, nonché dall’Università del Commercio e da quella dell’Agricoltura, da Todai, Shodai e Nodai, dalla Fist Higher School, dalla Scuola Medica Giapponese, dal Collegio di Educazione Fisica di Nikaido, dalle Accademie Militari dell’Esercito e della Marina Imperiale, ecc. 

In questo periodo si avvicina al Karate un altro personaggio che avrà una grande rilevanza nelle arti marziali, un Maestro di Kendo e Jujutsu che supporterà e si allenerà in Giappone non solo con Funakoshi, ma anche con altri rinomati Maestri (Mabuni, Motobu, Miyagi ecc): Yasuhiro Konishi (1893-1983), che supportò Funakoshi e Otsuka quando aprirono il primo corso all’Università di Keio, essendo insegnante di Kendo nella stessa sede. Tra i primi e più importanti studenti di quel periodo a Keio troviamo Isao Obata (1904-1976), il quale aiutò Funakoshi nell’insegnamento della futura generazione di maestri, nonché nelle esibizioni a favore dei militari americani nel secondo dopoguerra e, dopo una iniziale adesione all’organizzazione JKA, se ne allontanò quando prese una deriva più commerciale e sportiva. 

Non appena i corsi di Funakoshi avevano iniziato ad attirare persone, accadde una grande tragedia: il 1 settembre 1923 ci fu il grande terremoto del Kanto, che colpì tutta la zona della pianura omonima, inclusa quindi Tokyo. I sopravissuti, maestro incluso, fecero il possibile per aiutare i feriti, e Funakoshi trovò lavoro al ciclostile della Banca Daiichi Sogo con altri suoi allievi; il Meiseijuku sopravvisse, ma subì ingenti danni e dovette essere riparato, con il supporto della Prefettura di Okinawa e della Società Culturale di Okinawa, ma il Maestro dovette comunque trovare un’altra sistemazione: nel 1924 si conclude quindi il periodo del Meiseijuku, ma un altro illustre personaggio avrebbe prestato soccorso a Funakoshi nelle ore più buie….

CONTINUA...

 

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)