KUSANKU SHO / KANKU SHO: UN FRATELLO MINORE

Articolo a cura di Manuel Vignola


A sinistra, il nostro maestro Emanuel Giordano mentre esegue il kata; a destra, tecnica del Qinna cinese che caratterizza il Kushanku Sho

Il Kushanku Sho/Kusanku Sho sarebbe una delle innovazioni del grande Maestro Anko Itosu nella sua opera di rinnovamento dell’antico Tode, una sua invenzione, il “fratello minore” del kata Kushanku classico (kata antico, noto nelle varie versioni come Kusanku Dai, Chatan Yara Kusanku, Kusanku Mai, Chibana no Kusanku, ecc) elaborata tra fine 1800-inizio 1900. Il nome comunemente si ritiene sia un nome di persona (secondo altri invece kushanku/kushankun/kusanku era un’espressione per dire “insegnante/ufficiale/ministro di stato”), e si riferirebbe appunto a un emissario cinese inviato a Okinawa intorno al 1760 dalla corte del Celeste Impero, noto esperto di arti marziali, che avrebbe diffuso le sue conoscenze ad alcuni okinawensi (es. Chatan Yara, Tode Sakugawa) attraverso un kata a cui probabilmente, in seguito, diedero il suo nome in onore, appunto il Kushanku (la storia sarà affrontata in altro articolo), e questa forma si sarebbe diffusa in due versioni, una considerata la forma cosiddetta “originale”(ricca di principi estremamente raffinati), e una forma semplificata (secondo alcuni perché non tutti ad Okinawa erano in grado di capire principi tanto complessi dell’arte cinese, ma c’è da considerare anche che era normale modificare una forma in base alle proprie esperienze e ai propri scopi). 

Kusanku Dai (per il video clicca qui)
Kusanku Sho (per il video clicca qui)
Chatan Yara Kusanku (per il video clicca qui)
Kusanku Mai (per il video clicca qui)
Chibana no Kusanku (per il video clicca qui)
Kanku Dai (per il video clicca qui)
Kanku Sho (per il video clicca qui)

Tornando a Itosu, si ritiene comunemente che abbia imparato il kata Kushanku di Matsumura (ossia una delle versioni modificate a Shuri, anche in base ai principi del Ti, e derivanti dall’originale) ma non è escluso che non abbia conosciuto anche il cosiddetto Yara Kushanku, ossia la forma praticata a Tomari, avendo studiato con più Maestri di più linee diverse (Naha-te, Shuri-te e Tomari-te). Qualunque versione abbia imparato, si dà per assodato che, sulla base del kata, ne abbia creata come complemento una seconda versione, detta minore (“sho”, mentre l’altra era considerata la maggiore, cioè “dai”) e, secondo alcuni, avrebbe creato anche una ulteriore forma (che molti attribuiscono a Kenwa Mabuni, e altri addirittura a Sakugawa stesso, ma se ne parlerà in altro articolo) sviluppata nelle quattro direzioni denominata appunto Shiho Kusanku. Il kata Kushanku era considerato uno dei kata più avanzati nelle varie scuole, e dall’attenzione che gli riserva Itosu ciò può facilmente trovare conferma. 

Tolte le testimonianze dei suoi allievi diretti, non esistono, come di consueto parlando della storia dei kata antecedenti l’era moderna, altri documenti che attestino che il kata Kushanku Sho sia stato creato da Itosu. Il kata venne trasmesso dai suoi studenti, ad esempio da Kenwa Mabuni, Gichin Funakoshi, Shinpan Gusukuma, Shigeru Nakamura, tuttavia colui che lo teneva in grandissima considerazione (e che lo avrebbe trasmesso alla futura generazione es. Miyahira, Higa, ecc) era l’allievo più fedele di Itosu, il suo erede, Chosin Chibana (l’affermazione di Hirokazu Kanazawa, che il kata si sia perpetrato grazie a Chibana sensei, è esagerata, poiché abbiamo visto che anche altri Maestri lo hanno trasmesso, sebbene in versione leggermente modificata). Secondo alcuni, pare che Chibana abbia imparato il kata “maggiore”, il Kushanku Dai, in seguito, apprendendolo dal suo allievo Katsuya Miyahira (che studiò anche con Anbun Tokuda, altro allievo di Itosu). Tuttavia tale affermazione pare discutibile, poiché è strano che l’allievo più fedele di Itosu non conoscesse tale kata….

Il kata viene trasmesso anche dalla scuola Shotokan, ma non tutti sono certi che Gichin Funakoshi lo abbia imparato direttamente da Itosu. Difatti, nel suo primo libro del 1922 (To De Jutsu) non compare, anche se ciò non vuol necessariamente dire che non lo conoscesse. Potrebbe averlo imparato ma non in modo approfondito, o non averlo inserito nell’elenco dei kata che aveva scelto per caratterizzare la sua scuola (neppure Chibana insegnava ufficialmente tutti i kata di Itosu, ma aveva scelto di concentrarsi solo alcuni, oggi noti come kata classici di Chibana, pur quasi certamente conoscendoli tutti) Abbiamo testimonianze che già nel 1924 Funakoshi insegnasse un numero più alto di kata presso l’Università Keio, e molti membri della Shotokai affermavano che Funakohi conoscesse molti più kata di quelli ufficialmente insegnati. Il kata viene nominato nel secondo libro del 1925 (Rentan Goshin Karate Jutsu), e compare ufficialmente nella sua “opera magna”, ossia Karate Do Kyohan del 1935. Prima di questa data compare solo in un’opera di due suoi allievi, Mizhuo Mutsu e Nisaburo Miki (Kempo Gaisetsu), del 1930 al ritorno da un viaggio a Okinawa (non sappiamo se lo conoscessero già prima di partire). Di certo sappiamo che Gigo Funakoshi lo praticava dalle testimonianze sia fotografiche che lo mostrano nel caratteristico “salto”, sia personali di Mitsusuke Harada che lo ricorda nitidamente; se Gichin non lo conosceva, il figlio potrebbe averlo appreso da un altro allievo di Itosu con cui veniva mandato a studiare a Okinawa, come Chojo Oshiro, o Kenwa Mabuni, da cui suo padre lo mandava per approfondire lo studio dei kata. Nello Shotokan il Kanku Sho (Funakoshi come suo costume ha cambiato il nome in Kanku ossia “sguardo al cielo”, tratto dal primo movimento del Kushanku Dai) viene trasmesso di norma dopo il Kanku dai, mentre nelle scuole Shorin-ryu viene trasmesso prima. Ciò perché, tenendo conto dei principi applicativi, il Kushanku Sho è meno complesso del Kushanku Dai; in Giappone, invece, ci si è concentrati per lo più sull’estetica e sull’ “acrobaticità” dei due kata, e perciò, essendo il Kanku Sho considerato più difficile per via del salto, viene erroneamente considerato un kata più avanzato.   

Tecnicamente è un kata denso di principi applicativi, incluse tecniche che possono essere interpretate anche come difese da bastone (come il Koryu Passai, noto come Bassai Sho nello Shotokan e Shito-ryu, considerato altra creazione di Itosu, kata che sarà approfondito in altro articolo), tecniche di Tuidi (leve/sottomissioni che si ritrovano anche nel Qinna cinese) ed è caratterizzato da un calcio saltato (solo in alcune scuole è presente il calcio durante il salto); si ritrovano grossomodo i principi applicativi del Kushanku Dai, sebbene in forma diversa e con varie aggiunte e differenze di livello (mentre il dai si concentrerebbe sul livello jodan, il sho si concentrerebbe sulla zona gedan/chudan).

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)