Quarto viaggio ad Okinawa - resoconto non troppo serio di un Karateka viaggiatore

Cercherò di riassumere questo quarto viaggio ad Okinawa, nonostante sia molto difficile trasmettere sensazioni ed esperienze tramite poche righe. Intanto inizio col dire che si è trattato del quarto viaggio nel giro di quattro anni, poiché per far bene le cose, è giusto attingere frequentemente alla fonte. Fare un tagliando regolarmente è la miglior cosa per non iniziare ad allontanarsi, seppur lentamente, dalla giusta strada. Secondo molti, Maeshiro sensei è colui che riproduce più fedelmente i kata appresi da Miyahira sensei; secondo lui, ciò è dovuto al fatto che, nonostante avesse anch’egli aperto il proprio dojo come gli altri, fu uno dei pochi che continuò ad allenarsi regolarmente con Miyahira sensei, per non “perdere lentamente la giusta strada”.


Ma veniamo al viaggio. Intanto inizierei col dire che è iniziato con un colpo di fortuna! Infatti, nonostante avessimo fatto scalo ad Istanbul, siamo ripartiti in direzione di Osaka qualche ora prima del tentato golpe da parte dell’esercito! Perciò, non siamo stati costretti per ore in aeroporto, aspettando lo sviluppo degli eventi.
Arrivati in Giappone abbiamo soggiornato qualche giorno ad Osaka. Osaka è una città molto commerciale, ma la cosa che ci ha maggiormente colpito è stata la differenza tra i suoi abitanti e quelli di Tokyo o Kyoto. Difatti, gli abitanti di Osaka sono più nervosi (ma ugualmente cortesi, anche con i turisti)! E’ raro sentir suonare il clacson in Giappone, o veder i pedoni od i ciclisti passare col rosso, ma ad Osaka è normale! Inoltre va detto che i prezzi relativi ad alberghi, ristoranti e locali, sono più alti della media. Tra le cose da vedere, oltre alle attrazioni principali, consiglio il tempio buddista Hozen-ji (ingresso gratuito), situato vicino a Dotonbori. All’esterno del tempio vi è la statua di Fudo Muyō, completamente ricoperta di muschio. E’ usanza raccogliere l’acqua dalla fontana antistante, e gettarla sulla statua.


Parlando di Okinawa, inizierei col dire che questa è stata la nostra prima visita estiva senza tifoni (secondo colpo di fortuna)! Tra le varie novità in cui ci siamo imbattuti, è sicuramente degna di nota la sovrabbondanza di turisti cinesi. Sebbene li si incontri in massai su Kokusaidori ed Heiwadori (centri dello shopping. Vanno matti per il ciarpame…), è ormai possibile incontrarli in tutta Okinawa e dintorni, perfino a Zamami. Qual è il problema con i cinesi? Sono maleducati, arroganti, sporcano le spiagge ed il mare con bottiglie di plastica ed immondizia varia, bloccano strade e marciapiedi incuranti del fatto che la gente debba passare, alcuni rubano nei negozi (stando ad alcuni negozianti), ecc. La maggior parte di essi arriva con le navi da crociera. Sbarcano, saccheggiano i negozi di ciarpame e paccottiglia (ed infatti abbondano sempre più i negozi del genere su Kokusaidori), poi risalgono sulle navi e ripartono. Praticamente sono locuste! Quelli che arrivano in aereo, e si fermano qualche giorno ad Okinawa, sono un po’ più tranquilli, ma non si differenziano più di tanto dai suddetti connazionali.


Tra le altre novità, abbiamo finalmente incontrato Pietro, il cui blog “Un italiano ad Okinawa” ci è stato di grande aiuto sin dal nostro primo viaggio! Assieme a lui, l’immancabile compagno di merende, Gino! Piacevolissime le chiacchierate ed i pranzi fatti assieme. Oltre ad alcune dritte e consigli, Pietro ci ha anche procurato due comode (seppur vissute) mountain-bike, grazie alle quali gli spostamenti si sono notevolmente velocizzati. Con esse abbiamo anche fatto una breve gita a Senega-jima. Per chi dovesse visitare Okinawa per la prima volta, o volesse vedere cose nuove, vi raccomando di contattare Pietro!


Prima di recarci a Zamami, abbiamo visitato anche le spiagge di Okinawa. Per la prima volta siamo andati alla spiaggia della suddetta Senega-jima, ed a Chura-sun beach. La prima non è attrezzata, ne è adatta a farsi il bagno quando c’è la bassa marea, a causa dei numerosi scogli. La seconda è invece super attrezzata. Ombrelloni, lettini, servizi igienici, docce, ma anche gazebo gratuiti con panche e tavoli dove poter mangiare (o ripararsi in caso di acquazzone improvviso). A Zamami, invece, si può scegliere tra la più frequentata Furuzamami, dove è possibile fare un ottimo snorkeling (acqua profonda 6 m), o la più tranquilla Ama beach, dove è possibile incontrare le tartarughe marine (acqua profonda 2 m). Ed è proprio a Furuzamami che i turisti giapponesi non si comportano da giapponesi. Infatti, nonostante siano ligi al rispetto delle regole per tutto l’anno, quando arrivano a Furuzamami per far snorkeling, puntualmente violano una regola fondamentale di questa riserva naturale…. Non dar da mangiare ai pesci! Fare snorkeling a Furuzamami è come farlo dentro ad un enorme acquario pieno di pesci. Non hai bisogno di “pasturare” per attirarli vicino a te per fotografarli! Eppure, nonostante l’occhio vigile dei bagnini/guardiani, puntualmente c’è chi tira fuori mangime dalle tasche. Forse questa è l’ennesima prova di come i giapponesi si sentano padroni delle Ryukyu, arrivando perfino a violarne le regole… A parte queste spiacevolezze, Zamami assomiglia molto a come doveva esser Okinawa prima della guerra. Case basse, vicoli stretti e bui di notte, tranquillità assoluta ed armonia con la natura. La notte poi, se non c’è la luna, si può andare nei luoghi più bui come il porto, o le spiagge, ed ammirare il firmamento e le stelle cadenti! Consiglio anche una salita al “monte” (una collinetta in realtà) Takatsuki, dal quale si gode di una splendida vista, tanto che in passato venivano avvistate le navi dei delegati cinesi, e segnalate ad Okinawa tramite un sistema di fuochi d’avvistamento.


Venendo al Karate, abbiamo ricevuto vari complimenti sul nostro livello e sui nostri miglioramenti fatti durante l’anno. A farceli, oltre ai membri del Musei-jiyuku dojo (il dojo di Maeshiro sensei), anche i maestri dello Shidokan Honbu-dojo, ed i visitatori in cui ci siamo imbattuti quest’anno (due statunitensi incontrati i primi giorni, un argentino per tre giorni la settimana successiva, ed un giapponese di Tokyo per due giorni l’ultima settimana). Maeshiro sensei era visibilmente soddisfatto dei nostri progressi, e ci ha insegnato nuovi esercizi per l’uso del corpo e nuovi bunkai (in tutte le salse, inclusi Tuite e Tegumi ovviamente). Ogni anno pretende sempre qualcosa di più (nonostante nel dojo la temperatura fosse superiore ai 35° e l’umidità superiore all’80%. A Okinawa non si fanno sconti!), arrivando a curare dettagli millimetrici, sia nei kata che nei bunkai, portandoci ogni volta ad un livello più alto. Talvolta con i membri del dojo lascia correre errori grossolani, ma con noi, forse a causa del poco tempo che abbiamo da trascorrere assieme, cura anche i minimi dettagli. Dai nuovi insegnamenti ho anche avuto conferma delle intuizioni che avevo avuto per mio conto durante l’anno, segno che stiamo procedendo nella direzione giusta. Non importa quanto abile tu sia, ad Okinawa hai sempre da imparare! Parlando è risultato che sono rimasti molto impressionati dalle nostre conoscenze sulla loro cultura, e sulla storia del karate. In particolare sono rimasti impressionati dopo aver letto una copia inglese del mio libro che avevo inviato mesi fa (in realtà l’ha letta solo Isao che parla un ottimo inglese, e che poi ha riferito agli altri). Tant’è che Isao ci ha poi accompagnati al museo del Karate di Hokama sensei, con il quale abbiamo avuto un piacevole incontro! Come sempre, dopo gli allenamenti nel dojo di Maeshiro sensei (con i Karategi zuppi di sudore riposti nello zaino), passando in bicicletta accanto al parco di Yogi, era possibile assistere all’allenamento di alcuni dei danzatori/suonatori che il 7 agosto hanno poi partecipato all’Eisa festival (10.000 danzatori con i loro tamburi su Kokusaidori). Immancabili inoltre le serate post allenamento all’Old Poppy in compagnia di Takara, dove l’awamori scorre a fiumi e dove ci è stato preparato un vassoio di Goya chanpuru, ma in chiave vegana (per noi) e con gli ingredienti formanti la bandiera italiana. L’ultima sera ci siamo scambiati i doni durante una piccola festa nel dojo di Maeshiro sensei, dopo un duro allenamento ovviamente. I regali che ci fanno sono ogni anno più pregiati, quasi non ci dessero abbastanza con l’addestramento!!! Piccola sorpresa per voi…. Maeshiro sensei verrà in Italia a breve! (per info clicca qui)


Per concludere, invito chiunque tra voi abbia sane intenzioni, a visitare Okinawa prima che i cambiamenti in corso la rovinino ulteriormente. Ad oggi ci sono molti più turisti occidentali (italiani inclusi) e cinesi che nel 2013, quando facemmo il primo viaggio; le strutture vengono ampliate, talvolta a discapito della tradizione (nuovo mercato); luoghi prima visitabili gratis stanno diventando a pagamento (es. Fukushuen); il negozio della Shureido, prima fornitissimo, ormai ha poca merce e sembra voler solo più vendere karategi ed obi; 
si sta costruendo il nuovo enorme Budokan dalle parti di Itoman, che sarà pronto per il prossimo marzo; si sta costruendo un nuovo aeroporto che sarà grande come quello di Osaka! Inoltre, Okinawa è l’ultimo posto in Giappone dove è ancora possibile comprare il tofu (uno dei più buoni) appena fatto, e mangiarlo ancora caldo. Qualora decideste di recarvi alla fonte del Karate, non aspettate troppo tempo, e siate rispettosi!