Tuite, tecnica antica o tendenza moderna?

Sempre più spesso ci si può imbattere in praticanti che criticano il Tuite o, per chiamarlo con il suo vero nome, il Tuidi. Alcune di queste critiche, ovviamente, non sono prive di fondamento. Se da un lato è vero che il Tuidi è un metodo avanzato di reagire ad un avversario, sottomettendolo e riducendo al minimo i danni a quest'ultimo, dall'altro lato è vero che ultimamente il Tuidi viene improvvisato da chi ne è totalmente a digiuno, per "far scena" durante video, esibizioni e seminari. 

Vediamo quindi tecniche eseguite senza rispettare i dovuti criteri, magari scopiazzate da discipline come il Jujitsu, o da libri, o dai vari video in rete.

Ma che cos'è il Tuidi, e perché può esser così importante il limitare i danni ad un possibile avversario? Il Tuidi è la controparte okinawense del Chin-na/Quin-na  cinese. Se il Karate di Okinawa è, in parte, un "derivato" del Chun fa (Kung fu) cinese (senza dimenticare però le influenze che hanno avuto le precedenti arti marziali autoctone, o quelle del sud est asiatico), si può dire che anche il Tuidi abbia avuto le stesse origini. Esattamente come il Karate però, sebbene i principi siano rimasti simili a quelli cinesi, anche il Tuidi fu oggetto di rielaborazioni da parte dei maestri okinawensi. Il Tuidi prevede la sottomissione dell'avversario, agendo tramite soffocamenti, leve articolari, stimolazione dei punti di pressione, compressioni toraciche, separazione di muscoli e tendini, e blocco della circolazione sanguigna ed energetica. 

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Ovviamente, una delle critiche al Tuidi consiste nel domandare il perché ci si dovrebbe preoccupare della salute dell'avversario. Prima di rispondere alla domanda, vorrei però fare una premessa storica. Nel regno delle Ryukyu il Tuidi veniva utilizzato dalle guardie reali di Shuri (uno dei motivi per il quale il Tuidi è più diffuso negli stili Shorin-ryu ed, in generale, nei derivati dello Shuri-te), e dagli addetti all'ordine pubblico, i quali avevano spesso la necessità, quando non il dovere, di catturare vivi i delinquenti, o di separare i contendenti di una rissa (un aneddoto riporta che ci vollero circa 30 poliziotti per catturare Tokumine Peichin, nel distretto di Tsuji).  Va inoltre sottolineato che, nella cultura okinawense, la violenza è sempre l'ultima cosa a cui ricorrere. Un proverbio okinawense recita: 

"Iji nu 'njiraa tii hiki, tii nu 'njiraa iji hiki."  

cioè: "Quando sei scosso dalla rabbia, trattieni i tuoi pugni; quando i tuoi pugni sono serrati per colpire, trattieni la tua rabbia." 

Lo stesso Shoshin Nagamine sensei indica nel Karatedo Sanka (l'inno del Karate):

"O, ma se un nemico dovesse attaccarci,

e il metodo della cortesia dovesse rivelarsi inefficace,

se lui dovesse tagliare la nostra carne con la sua arma d’acciaio,

allora noi attraverseremo le sue ossa con un pugno.

Cortesia e difesa assieme

Questo è il Karate-do di Okinawa!"

Ma quindi il Tuidi oggi può servire solo alle forze dell'ordine, i butta fuori, i vigilanti e le guardie del corpo? No! In realtà, sicuramente questi sono i soggetti che ne trarrebbero un maggior profitto, ed infatti in Cina sono nati corsi appositi di Quin-na per l'addestramento delle forze dell'ordine (argomento sul quale torneremo più avanti). In realtà può tornare utile ad ogni praticante, a prescindere dal mestiere. Non solo per motivi morali, ma perché ci si può trovare nella situazione in cui si deve fronteggiare un avversario al quale non possiamo causare danni gravi, anche solo per evitare conseguenze legali. 

Come può funzionare una tecnica di Tuidi su di un attacco?

 

Emanuel Giordano esegue una sottomissione su attacco di Manuel Vignola presso il  Dojo Kamikazekan. Per il video completo clicca qui

Nella Gif animata qui sopra vediamo l'esecuzione di uno dei passaggi di Pinan Yondan. Notiamo che la tecnica di Tuidi è l'ultima ad esser applicata, come è giusto che sia. Di fatti è necessario intercettare, parare, deviare l'attacco e, quasi in contemporanea, colpire l'avversario (in questo caso con un mae-empi) per interromperne l'attacco, romperne l'equilibrio ed "ammorbidirlo". In questo caso viene portato un ulteriore contrattacco prima di passare alla proiezione e, successivamente, alla tecnica di sottomissione. Si noti che la tecnica utilizzata per stoppare l'attacco, il mae-empi, è una tecnica molto penetrante, e che colpisce uno dei punti vulnerabili dell'attaccante (il plesso solare). Ovviamente, se eseguita a piena potenza e per giunta "d'incontro", metterebbe KO l'avversario, con possibili conseguenze molto gravi (arresto cardiaco, rottura delle costole, ecc). Fortunatamente, data la vulnerabilità del Plesso Solare, e data la capacità penetrante del mae-empi, è sufficiente portare un colpo di forza moderata per poter stoppare l'attacco e, quindi, eseguire la proiezione con successiva sottomissione. Se non si è sicuri d'aver "ammorbidito" a sufficienza l'avversario, lo si può colpire nuovamente con un hiza geri, prima di effettuare la proiezione a terra (proiezione che, se eseguita con forza, può portare al dislocamento della spalla). 

Sradicare il Tuidi dal Karate (come nel sopracitato corso per poliziotti cinesi), e farne una disciplina a se stante come successe con il Kyusho, sarebbe un errore grave, che porterebbe alla nascita di una disciplina incompleta, nonché ad un ulteriore impoverimento del Karate. 

ATTENZIONE! Non bisogna assolutamente improvvisarsi nella pratica del Tuidi facendo per conto proprio, copiando da libri o filmati! Questo porterebbe a delle tecniche incomplete e, cosa ancor più grave, a possibili incidenti durante l'allenamento! Affidatevi sempre ad un esperto! Ci sono molti maestri di Karate di Okinawa che praticano il Tuidi in Italia (ma non tutti). 

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)

Articolo a cura di Giordano Emanuel