Viaggio in Oriente in cerca della verità - Okinawa e Zamami 2014

L'idea di effettuare questo secondo viaggio ad Okinawa è nata lo scorso novembre, alla fine del nostro primo viaggio sull'isola dei centenari. Dopo mesi di programmazione ed allenamenti finalmente si parte, fortunatamente da Torino. Ai due membri originali (io e Teresa) si è unito un altro membro del KDT, Désirée. Il viaggio, tutto programmato e prenotato da noi, inizia dall'aeroporto di Caselle con la Turkish Airlines, una compagnia dotata di veivoli moderni e confortevoli, la quale unisce Torino e Tokyo via Istanbul. E quale città può esser meglio di Istanbul, "La porta dell'oriente", per andare nel Paese del Sol levante? Così, dopo uno scalo di 4 ore ad Istambul, portiamo alla volta di Tokyo. Il viaggio passa tranquillo, voliamo di notte e possiamo dormire la maggior parte del tempo. Dopo una breve notte al Narita Gateway Hotel, alle 6 prendiamo il volo interno della compagnia low cost Jetstar, con la quale in 3 ore siamo a Naha. Scendendo dall'aereo, il caldo umido tipico dei paesi tropicali ci investe in pieno, e mi vengono in mente le parole di una canzone di Bob Marley "Coming from the cold", la quale descrive appieno questa sensazione. Bob la scrisse dopo esser tornato in Jamaica dopo un breve periodo a Wilmington, ispirato dal caldo umido e familiare che lo aveva investito scendendo dall'aereo. Torniamo a noi, la monorotaia ci porta senza problemi dall'aeroporto vicino al Roco Inn Hotel, nel quartiere a luci rosse di Naha, Tsuji. Molte storie di maestri di Karate sono ambientete in questo posto, un tempo malfamato. Da Higaonna Kanryo ad Ankichi Arakaki, passando per Motobu Choki. Oggi si riempe di "buttadentro" la sera tardi, i quali cercano di portarti nei locali di strip ecc... E' domenica mattina, posiamo i bagagli in albergo ed andiamo a pranzare all'unico ristorante vegano, il consigliatissimo Ukishima Garden, ricavato da una vecchia casa tradizionale. Il pomeriggio lo passiamo nella non proprio splendida spiaggia di Naminue, ma dato il caldo e l'acqua invitante, un bel bagno è d'obbligo! Tornare a Naha è come tornare a casa, i ricordi i profumi, i luoghi familiari e anche la consapevolezza di poter fare nuove esperienze.... E' domenica pomeriggio che veniamo a conoscenza del super tifone diretto dritto dritto contro di noi. Si parla di venti che soffiano a 320 km/h, accompagnati da pioggia martellante. L'arrivo del "mostro" è previsto per lunedì sera, e tutti iniziano a prepararsi.... Lunedì facciamo in tempo a visitare il santuario di Naminue, visitare il parco li vicino ed i Fukushuen, i giardini cinesi ispirati a quelli di Fuzhou, dove scopriamo i Semi, le cicale giganti giapponesi. Una di queste è ferita e si muove a fatica, quindi ne approfittiamo per avvicinarci ad osservarla. Dopo aver scattato alcune foto, la raccolgo con delicatezza per adagiarla sulle foglie di un albero, un gesto per me naturale, ma che deve aver colpito la signora addetta all'ingresso, la quale mi fa un profondo inchino. Passiamo la giornata in giro per Naha ed alla sera ci rechiamo finalmente all'Hombu Dojo della Shidokan, dove c'eran già Maeshiro-sensei e Takara-san. Sono molto felici di rivederci e facciamo due chiacchere. Pian piano arrivano anche gli altri membri ed iniziamo l'allenamento. Fa molto caldo e c'è molta umidità, ma passiamo comunque due ore ad allenarci nei kata, sia in quelli che conosciamo, sia in quelli sconosciuti, sia in gruppo, sia con solo noi al centro dell'attenzione. Sei kihon kata, tre Naihanchi, cinque Pinan e Itosu no Passai, questi sono gli unici kata che ho appreso a novembre 2013, kata sui quali veniamo corretti dai maestri scoprendo che ogni maestro ha un suo metodo per eseguire il kata, e che quindi ciò che è giusto per uno, può esser interpretato diversamente da un altro ma, nonostante ciò, nessuno sostiene che il suo metodo è superiore o migliore a quello degli altri. Umiltà, questa è la parola d'ordine, specialmente quando si sta imparando qualcosa di nuovo. Non sei una cintura nera, sei una cintura bianca, accetta le correzioni e non innervosirti. Grazie Gianni. Finita la lezione Takara-san ci riaccompagna in hotel, esattamente come l'anno scorso, ma ci dice che dopo mezz'ora ci avrebbe portato a bere awamori da un suo amico. Così conosciamo l'Old Poppy ed il suo proprietario, il simpatico Yasuyuki Kuniyoshi, sosia del genio delle tartarughe del cartone Dragon Ball!!! E' la sera in cui si festeggia il Tanabata, un'usanza cinese, così scriviamo i nostri desideri su dei foglietti e li appendiamo ad un ramo di salice. La simpaticissiama Yoko ci veste con gli abiti tradizionali e canta mentre un altro cliente suona lo Sanmisen. Durante la serata abbiamo anche improvvisato una richiestissima esibizione di kata, mentre fuori arrivava il super tifone. Il giorno dopo abbiam dormito fino all'ora di pranzo (io fino al pomeriggio, maledetto awamori) e non siamo usciti dall'albergo a causa del tifone. L'unica uscita è stata la mia sul balcone, per sentire sulla faccia la potenza del vento....  Mercoledì il tempo è ancora brutto, ma usciamo ugualmente ed osserviamo i danni del tifone. La sera ci presentiamo nel dojo privato di Maeshiro-sensei dove conosciamo Tokumon-san. Tokumon-san parla perfettamente inglese e ci è stato di grande aiuto durante le spiegazioni del maestro. Il suo aiuto ha reso molto più semplice capire e farsi capire. E' lui a dirci che il maestro è contento dei progressi fatti nei kata rispetto a novembre scorso, e sempre grazie a lui veniamo a sapere che il maestro ha apprezzato i doni che gli abbiamo inviato dall'Italia tra cui una foto incorniciata, la quale è stata messa in un posto davvero molto speciale....sotto la foto di Anko Itosu sensei! Durante l'allenamento conosciamo una praticante cintura bianca....con i capelli grigi. Si, ad Okinawa non c'è età per cominciare a praticare il Karate! Il maestro ci corregge e ci mostra le applicazioni, sia le più semplici, sia le più avanzate e nascoste, risalenti al Tode. Non ci sono elogi durante la pratica, solo qualche sporadico "Nice" in inglese o "So so so" in giapponese. I pensieri del maestro sul Karate non sono rosei. I giovani non sono più interessati al Karate come arte marziale, ma ricercano la competizione e lo sport, avvicinandosi quindi al Karate giapponese. Nel futuro il Karate di Okinawa, il Karate arte marziale scomparirà in favore del Karate sportivo, e questo è molto triste. Durante il soggiorno ad Okinawa, allenamenti quotidiani a parte, abbiamo anche visitato gli splendidi giardini reali (con i loro ragni giganti), bevuto assieme a Takara-san all'Old Poppy e preso il te presso il Ryukyu Chakan, locale consigliatissimo! A Mibaru beach abbiamo osservato il fenomeno delle maree (molto simile a quello di Zanzibar), e ci siamo potuti rilassare. Prima di partire alla volta di Zamami ho bevuto un caffè con Miguel Da Luz, il mio contatto ad Okinawa, grazie al quale posso prendere accordi per gli allenamenti e a cui chieder consigli. A Zamami ci siamo arrivati con il traghetto veloce, ed abbiamo alloggiato nei cottage dell'accogliente Okinawa Resort. Il proprietario è un secondo dan di Goju ryu, e sia lui che la moglie sono molto disponibili e simpatici. Ad Ama beach abbiam nuotato con le tartarughe di mare, ed a Furuzamami beach (la quale mi ricorda la canzone "Withe sandy beach" di Iz Kamakawiwo'ole) abbiamo fatto snorkeling come se fossimo stati in un acquario! Abbiamo visto la statua di Maririn o Marylin, un cane femmina che aspettava il suo compagni Shiro, il quale faceva ogni giorno 3 km a nuoto per venirla a trovare, ed abbiamo conosciuto Andrew, un ragazzo svedese che cercava di nuotare con le mante. Tornati a Naha (dove abbiamo alloggiato al Peace Land Tomari hotel) dopo 4 giorni e mezzo di relax, ci siamo allenati al Budokan anzicché al dojo privato di Maeshiro-sensei, per motivi logistici, e la sera siamo andati al mitico Dojo Bar. Il giorno dopo Takara-san ci ha portato in giro per Shuri, facendoci vedere cose che non ci sono sulle guide turistiche, ed a pranzo abbiam mangiato assieme (e siamo riusciti anche ad offrirglielo, ma con molta fatica). Dopo l'allenamento al dojo privato di Maeshiro-sensei ci è stata fatta una picca cerimonia d'arrivederci, con dolcetti di Okinawa preparati dalla moglie del maestro, la quale è venuta a salutarci. Per la quarta volta Takara-san ci ha offerto da bere all'Old Poppy, dove abbiamo festeggiato, e dove Yoko ha regalato a Teresa e Désirée due abiti tradizionali, con tanto di scarpette. La generosità di Okinawa.... Il giorno successivo abbiam visitato la rilassante spiaggia di Azama Sun Sun e ci siamo allenati l'ultima volta all'hombu dojo, dove ci è stata fatta anche qui una festa d'arrivederci alla quale han partecipato molti maestri anziani, abbiam ricevuto i complimenti di Takara-sensei (da non confondere con Takara-san) e ci siamo scambiati dei doni. Molti discorsi son stati fatti, sull'amicizia e sulla fratellanza. Qualcuno ha addirittura accennato alla passata alleanza Italia-Giappone, ora rinnovata dalla nostra presenza. La sera stessa abbiamo conosciuto anche Akamine-sensei, il quale ci ha invitato a bere fuori con lui e mi ha chiesto se potevamo posticipare il volo, per poterci poi invitare a cena. Purtroppo non era possibile. Il giorno dopo abbiam pranzato al ristorante vegano ed abbiamo casualmente reincontrato Miguel. Il volo della Jetstar ci ha riportati a Tokyo, ed avevo quasi le lacrime agli occhi a dover lasciare quella terra, quelle persone e quelli che considero a tutti gli effetti i miei "fratelli (marziali) maggiori" (anche se data l'eta sono più nonni che fratelli). A Tokyo abbiamo avuto la fortuna di incontrare Yuko, un ex collega di Desy, con la quale abbiamo girato i giardini imperiali, la zona tecnologica e visto la statua di Hachiko. Alla sera siamo dovuti partire per tornare in Italia, passando nuovamente per Istanbul, la porta tra occidente e oriente.....