"Tu mi attacchi così, io faccio cosà" ovvero l’errato approccio alle arti marziali

Articolo a cura di Emanuel Giordano

Le arti marziali non sono semplici da comprendere e praticare, e non sono quindi adatte alle masse di praticanti. Quando hanno iniziato a prender piede in occidente, vennero completamente fraintese, un po’ a causa della differente cultura, un po’ perché vennero presto trasformate in sport regolamentati, un po’ perché vennero spiegate (talvolta volutamente) male.

E’ intrinseco nella nostra maniera di approcciarci alle arti marziali il metodo: “se ti attaccano così, tu devi difenderti in questa maniera”. Nulla di più sbagliato. Questo errore è stato ampiamente diffuso da maestri ad allievi occidentali dapprima all’interno del mondo delle AM tradizionali, per poi diffondersi ai vari sistema di difesa personale, che pian piano cercavano di sopperire alla ormai inefficacia delle AM alterate dallo sport e dalle diverse modifiche. Il combattimento è istinto, e questo ce lo dicono sia i maestri antichi nei loro scritti, sia le “prove sul campo”. Quello che la pratica di un’AM tradizionale dovrebbe fare, tra le altre cose, è modificare il nostro modo di reagire istintivamente. Se si sferra un pugno al volto ad una persona non addestrata, essa girerà la testa nella direzione opposta. Con l’allenamento possiamo trasformare questa azione istintiva, facendo si che il praticante di AM tradizionali non giri la testa, ma che reagisca in maniera corretta A SECONDA DELLA SITUAZIONE, e ciò sarà possibile solamente tramite un corretto addestramento (esercizi propedeutici per l’uso del corpo, condizionamento fisico e psicologico, potenziamento, forme / kata, applicazioni a coppie, allenamento a CONTATTO, ecc), che fornisca anche un ampio bagaglio tecnico (presente nelle forme / kata).

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L’idea del bunkai (applicazione delle forme / kata) oggi diffusa è totalmente errata! Non esistono bunkai con attacchi liberi o “realistici”, non è quello lo scopo del bunkai. Non si può cercare di portare una difesa / contrattacco predeterminato contro un’azione di attacco libera da regole o vincoli. Non ha alcun senso. L’attacco libero e realistico va contrastato con una difesa libera ed altrettanto realistica. Per fare ciò, però, è necessario avere già lavorato sulle proprie reazioni istintive e sul proprio bagaglio tecnico, altrimenti non serve assolutamente a nulla. Si imparano le forme per apprenderne i principi, le strategie, le tecniche, ma ciò che poi si va ad applicare è una “non-forma” priva di regole, la quale è efficace solo se supportata dal suddetto metodo d’addestramento. Ecco perché il bunkai va studiato, nei suoi vari livelli, contro un attacco predeterminato. Solo successivamente si potranno fare degli esercizi a coppie in cui ci si attacca e si reagisce istintivamente, in un crescendo che porti sempre più vicino all’idea di un aggressione.

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

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