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Karate di Okinawa a Varese

Ieri sera, seppur per poche ore, sono quasi tornato ad Okinawa. In provincia di Varese, presso il dojo dell'amico e collega Emanuele Mazzetti, si sentiva il vento soffiare con molta energia, quasi volesse vagamente ricordarmi il tifone che colpì Okinawa durante la mia ultima visita. Di Okinawa è stato anche il Karate che abbiamo praticato poi all'interno del dojo, con Santiago Sacaba Sensei. Come tutti i maestri di Karate di Okinawa che ho avuto la fortuna di incontrare, anch'egli è un uomo molto semplice ed umile, nonostante l'enorme esperienza maturata! Grazie a lui, ho potuto approfondire ulteriormente il mio percorso nello Shidokan Shorin-ryu, ricevendo correzioni e suggerimenti. Un po' la fortuna, un po' il caso hanno fatto si che questo incontro avvenisse, ma l'amicizia e la volontà d'imparare faranno in modo che non rimanga un episodio isolato. Alla prossima! Nifedebiru!
p.s.: foto di Susy Menendez 

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Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

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Meritocrazia e Karate

"La meritocrazia è una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbistica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia)." fonte Wikipedia.


Spesso capita che nel Karate alcuni praticanti si lamentino della mancanza della meritocrazia. Come dargli torto?!? In effetti, sia in ambito agonistico (karate sport), sia in ambito amministrativo (federazioni, stage) o informativo (libri, riviste, ecc) troviamo sempre i soliti personaggi ed i soliti cognomi. Famiglie, caste, dinastie, clan che muovono i fili e gestiscono il karate in Italia, che si arricchiscono alle spalle altrui. Si potrebbe tranquillamente parlare (e qui so che scandalizzerò molti) di karateka di serie A (figli, allievi, amici, portaborse e galoppini di insegnanti affermati), e karateca di serie B (tutti gli altri). Quante volte chi ha gareggiato, seppur per un breve periodo, si è visto "rubare" palesemente la vittoria? Quante volte chi si è impegnato in ricerche e progetti si è visto ignorare da tutti, vedendo al contempo celebrare persone più conosciute per molto meno? Nel Karate non si può parlare di vero e proprio governo, ma i principi meritocratici non andrebbero ignorati! Non si dovrebbe solo lasciar spazio ai karateka di serie A, bloccando i karateka di serie B con un vero e proprio muro di gomma! Ed invece è proprio così... Ad alcuni viene anche raccontata la favoletta del Kamawan, che con il Karate non c'entra nulla, essendo legata alle arti marziali giapponesi, non okinawensi!

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Da quando ho lasciato lo Shotokan in favore del Karate di Okinawa, ho scoperto che tutto ciò non esiste. Chi ha voglia di seguire semplicemente gli insegnamenti è libero di farlo, chi vuole prodigarsi in favore dello sviluppo del Karate (perché, parliamoci chiaro, nel Karate di Okinawa il giro di denaro è prossimo allo zero!) trova terreno fertile e viene apprezzato, pur non appartenendo a nessuna dinastia! I miei sforzi sono stati apprezzati da maestri più anziani, sia su territorio nazionale, sia internazionale. Le mie ricerche hanno ricevuto i complimenti anche da insegnanti di altre discipline, le mie traduzioni GRATUITE hanno permesso a molti di accedere ad alcune informazioni, e sono anche stato contattato da insegnanti affermati internazionalmente. E come me...molti altri in tutto il mondo ed  in Italia! Samantha May, la quale porta avanti un progetto sull'Uchinaaguchi; Miguel Da Luz, indispensabile per chi vuole recarsi nella magica isola, ecc. Potrei andare avanti all'infinito, perché anche i tanti signor nessuno (come me) hanno lo spazio per esprimersi e, qualora i loro progetti siano validi, venire apprezzati. Dare spazio a tutti, infatti, non significa che ognuno si possa improvvisare insegnante o ricercatore, ma, qualora lo voglia fare, verrà giudicato in base al proprio lavoro, e non al proprio cognome.

Se siete in cerca di meritocrazia, e pensate di poter collaborare allo sviluppo del Karate di Okinawa in Italia, siete i benvenuti! Ma ricordate che qui non troverete ne soldi, ne gloria, solo tanto appagante lavoro da svolgere, e l'apprezzamento dei vostri sforzi da parte dei colleghi più giovani e più anziani. Se invece preferite fare come la maggior parte degli italiani, ovvero lamentarvi e basta, restate dove siete.

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L'importanza del passato

Nel tempo, ho avuto modo di osservare diverse somiglianze tra le diverse arti marziali, e gli sport da combattimento. Alcune sono dettate da un'origine comune (ad esempio quelle che riguardano le arti marziali orientali), altre dall'anatomia umana e dalla naturale praticità. Prendiamo ad esempio la guardia adottata in un combattimento a mani nude (come la boxe usata nei duelli tra gentleman dell'800, o i primi incontri di Savate, dove la mancanza dei guantoni obbligava a protegger meglio il plesso solare, ed a staccare le mani dal viso. Difatti la guardia moderna è utilissima quando si usano i guantoni per proteggersi a mo' di scudo, ma è meno utile quando si combatte a mani nude). 
 
Guardando la foto che ho composto, si può facilmente notare la somiglianza tra le varie discipline. Fegato, milza, plesso solare e gomito interno del braccio avanzato sono ben protetti; la mano avanzata permette di deviare, attaccare, contrattaccare e parare; la mano arretrata può afferrare, contrattaccare e proteggere.
Questo dimostra come la funzionalità di determinate tecniche sia universale, ma anche di quanto sia importante mantenerne vivo il significato, poiché le stesse non hanno una valenza sportiva, e quindi sono spesso dimenticate o accantonate.
 
 
Si pensi anche ad un altra tecnica, il moroteuke del Karate. Esso è identico al Kamae (guardia) del Motobu Udun-di, ed assomiglia molto al Kamae di Choshin Chibana Sensei (foto 2). Questo perché... ne è un derivato! Informazioni come questa sono fondamentali quando si studia il bunkai (esercizio di applicazione) di un Kata (forma), al fine di meglio comprendere, ed in futuro tramandare, la tecnica eseguita.
 
Questo è uno dei motivi per il quale si dovrebbe conoscere bene il passato di una tecnica, prima di modificarla irrimediabilmente. Piccoli accorgimenti come questo, rallenteranno il degrado delle arti marziali.
Più persone sceglieranno di apprendere e tramandare le arti marziali tradizionali, come ad esempio il Karate di Okinawa, più ci sarà possibilità che esse non vadano perdute.

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I tempi stanno cambiando!

Eh si, anche nel vecchio "Bel Paese" il Karate di Okinawa sta ormai prendendo piede. Come sempre, per quello che riguarda le arti marziali e gli sport da combattimento, l'Italia è sempre in ritardo rispetto agli altri Paesi europei, ma ci stiamo lentamente adeguando. Il Karate di Okinawa, e nella fattispecie le varie scuole Shorin (Kobayashi, Matsubayashi, Shobayashi, ecc), inizia infatti a diffondersi sul territorio nazionale. 

Logica vorrebbe che questa fosse una lieta notizia per tutti i praticanti di Karate, i quali potrebbero approfondire alcuni concetti andati perduti nel Karate giapponese, collaborando in amicizia con una delle suddette scuole. Ma la verità è molto diversa... Molti insegnanti/praticanti di Karate giapponese vedono in queste antiche scuole un nemico, nonostante non ci siano stati attriti o "minacce". Forse alcuni di essi si sentono "vulnerabili" (o economicamente vulnerabili, temendo di perdere "terreno") dinanzi ad un Karate più naturale, completo, salutare, e che offre un'alternativa agli stili più moderni/sportivi. D'altronde se molti praticanti dalla mentalità elastica ed aperta rimangono immediatamente affascinati dal Karate di Okinawa (vedi Jesse Enkamp, od il 7 volte campione del mondo Hasegawa Yukimitsu), un motivo ci sarà. Quello che però queste persone ignorano, è che il Karate di Okinawa non è adatto a corsi da 50 persone, non promuove gare od eventi sportivi (i quali muovono molto denaro), e che la maggior parte dei suoi praticanti ha abbracciato la cultura okinawense del "vivere in pace". Quindi non rappresentiamo una grossa minaccia ai loro portafogli! 

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La nostra volgia di armonia, però, non impedirà il normale sviluppo delle cose. Piano piano apriranno altri dojo ed altre scuole di Karate di Okinawa, e l'unica cosa che queste persone potranno fare, sarà quella di mettersi l'anima in pace una volta per tutte. 

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Viaggio in Oriente in cerca della verità - Okinawa e Zamami 2014

L'idea di effettuare questo secondo viaggio ad Okinawa è nata lo scorso novembre, alla fine del nostro primo viaggio sull'isola dei centenari. Dopo mesi di programmazione ed allenamenti finalmente si parte, fortunatamente da Torino. Ai due membri originali (io e Teresa) si è unito un altro membro del KDT, Désirée. Il viaggio, tutto programmato e prenotato da noi, inizia dall'aeroporto di Caselle con la Turkish Airlines, una compagnia dotata di veivoli moderni e confortevoli, la quale unisce Torino e Tokyo via Istanbul. E quale città può esser meglio di Istanbul, "La porta dell'oriente", per andare nel Paese del Sol levante? Così, dopo uno scalo di 4 ore ad Istambul, portiamo alla volta di Tokyo. Il viaggio passa tranquillo, voliamo di notte e possiamo dormire la maggior parte del tempo. Dopo una breve notte al Narita Gateway Hotel, alle 6 prendiamo il volo interno della compagnia low cost Jetstar, con la quale in 3 ore siamo a Naha. Scendendo dall'aereo, il caldo umido tipico dei paesi tropicali ci investe in pieno, e mi vengono in mente le parole di una canzone di Bob Marley "Coming from the cold", la quale descrive appieno questa sensazione. Bob la scrisse dopo esser tornato in Jamaica dopo un breve periodo a Wilmington, ispirato dal caldo umido e familiare che lo aveva investito scendendo dall'aereo. Torniamo a noi, la monorotaia ci porta senza problemi dall'aeroporto vicino al Roco Inn Hotel, nel quartiere a luci rosse di Naha, Tsuji. Molte storie di maestri di Karate sono ambientete in questo posto, un tempo malfamato. Da Higaonna Kanryo ad Ankichi Arakaki, passando per Motobu Choki. Oggi si riempe di "buttadentro" la sera tardi, i quali cercano di portarti nei locali di strip ecc... E' domenica mattina, posiamo i bagagli in albergo ed andiamo a pranzare all'unico ristorante vegano, il consigliatissimo Ukishima Garden, ricavato da una vecchia casa tradizionale. Il pomeriggio lo passiamo nella non proprio splendida spiaggia di Naminue, ma dato il caldo e l'acqua invitante, un bel bagno è d'obbligo! Tornare a Naha è come tornare a casa, i ricordi i profumi, i luoghi familiari e anche la consapevolezza di poter fare nuove esperienze.... E' domenica pomeriggio che veniamo a conoscenza del super tifone diretto dritto dritto contro di noi. Si parla di venti che soffiano a 320 km/h, accompagnati da pioggia martellante. L'arrivo del "mostro" è previsto per lunedì sera, e tutti iniziano a prepararsi.... Lunedì facciamo in tempo a visitare il santuario di Naminue, visitare il parco li vicino ed i Fukushuen, i giardini cinesi ispirati a quelli di Fuzhou, dove scopriamo i Semi, le cicale giganti giapponesi. Una di queste è ferita e si muove a fatica, quindi ne approfittiamo per avvicinarci ad osservarla. Dopo aver scattato alcune foto, la raccolgo con delicatezza per adagiarla sulle foglie di un albero, un gesto per me naturale, ma che deve aver colpito la signora addetta all'ingresso, la quale mi fa un profondo inchino. Passiamo la giornata in giro per Naha ed alla sera ci rechiamo finalmente all'Hombu Dojo della Shidokan, dove c'eran già Maeshiro-sensei e Takara-san. Sono molto felici di rivederci e facciamo due chiacchere. Pian piano arrivano anche gli altri membri ed iniziamo l'allenamento. Fa molto caldo e c'è molta umidità, ma passiamo comunque due ore ad allenarci nei kata, sia in quelli che conosciamo, sia in quelli sconosciuti, sia in gruppo, sia con solo noi al centro dell'attenzione. Sei kihon kata, tre Naihanchi, cinque Pinan e Itosu no Passai, questi sono gli unici kata che ho appreso a novembre 2013, kata sui quali veniamo corretti dai maestri scoprendo che ogni maestro ha un suo metodo per eseguire il kata, e che quindi ciò che è giusto per uno, può esser interpretato diversamente da un altro ma, nonostante ciò, nessuno sostiene che il suo metodo è superiore o migliore a quello degli altri. Umiltà, questa è la parola d'ordine, specialmente quando si sta imparando qualcosa di nuovo. Non sei una cintura nera, sei una cintura bianca, accetta le correzioni e non innervosirti. Grazie Gianni. Finita la lezione Takara-san ci riaccompagna in hotel, esattamente come l'anno scorso, ma ci dice che dopo mezz'ora ci avrebbe portato a bere awamori da un suo amico. Così conosciamo l'Old Poppy ed il suo proprietario, il simpatico Yasuyuki Kuniyoshi, sosia del genio delle tartarughe del cartone Dragon Ball!!! E' la sera in cui si festeggia il Tanabata, un'usanza cinese, così scriviamo i nostri desideri su dei foglietti e li appendiamo ad un ramo di salice. La simpaticissiama Yoko ci veste con gli abiti tradizionali e canta mentre un altro cliente suona lo Sanmisen. Durante la serata abbiamo anche improvvisato una richiestissima esibizione di kata, mentre fuori arrivava il super tifone. Il giorno dopo abbiam dormito fino all'ora di pranzo (io fino al pomeriggio, maledetto awamori) e non siamo usciti dall'albergo a causa del tifone. L'unica uscita è stata la mia sul balcone, per sentire sulla faccia la potenza del vento....  Mercoledì il tempo è ancora brutto, ma usciamo ugualmente ed osserviamo i danni del tifone. La sera ci presentiamo nel dojo privato di Maeshiro-sensei dove conosciamo Tokumon-san. Tokumon-san parla perfettamente inglese e ci è stato di grande aiuto durante le spiegazioni del maestro. Il suo aiuto ha reso molto più semplice capire e farsi capire. E' lui a dirci che il maestro è contento dei progressi fatti nei kata rispetto a novembre scorso, e sempre grazie a lui veniamo a sapere che il maestro ha apprezzato i doni che gli abbiamo inviato dall'Italia tra cui una foto incorniciata, la quale è stata messa in un posto davvero molto speciale....sotto la foto di Anko Itosu sensei! Durante l'allenamento conosciamo una praticante cintura bianca....con i capelli grigi. Si, ad Okinawa non c'è età per cominciare a praticare il Karate! Il maestro ci corregge e ci mostra le applicazioni, sia le più semplici, sia le più avanzate e nascoste, risalenti al Tode. Non ci sono elogi durante la pratica, solo qualche sporadico "Nice" in inglese o "So so so" in giapponese. I pensieri del maestro sul Karate non sono rosei. I giovani non sono più interessati al Karate come arte marziale, ma ricercano la competizione e lo sport, avvicinandosi quindi al Karate giapponese. Nel futuro il Karate di Okinawa, il Karate arte marziale scomparirà in favore del Karate sportivo, e questo è molto triste. Durante il soggiorno ad Okinawa, allenamenti quotidiani a parte, abbiamo anche visitato gli splendidi giardini reali (con i loro ragni giganti), bevuto assieme a Takara-san all'Old Poppy e preso il te presso il Ryukyu Chakan, locale consigliatissimo! A Mibaru beach abbiamo osservato il fenomeno delle maree (molto simile a quello di Zanzibar), e ci siamo potuti rilassare. Prima di partire alla volta di Zamami ho bevuto un caffè con Miguel Da Luz, il mio contatto ad Okinawa, grazie al quale posso prendere accordi per gli allenamenti e a cui chieder consigli. A Zamami ci siamo arrivati con il traghetto veloce, ed abbiamo alloggiato nei cottage dell'accogliente Okinawa Resort. 

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Il proprietario è un secondo dan di Goju ryu, e sia lui che la moglie sono molto disponibili e simpatici. Ad Ama beach abbiam nuotato con le tartarughe di mare, ed a Furuzamami beach (la quale mi ricorda la canzone "Withe sandy beach" di Iz Kamakawiwo'ole) abbiamo fatto snorkeling come se fossimo stati in un acquario! Abbiamo visto la statua di Maririn o Marylin, un cane femmina che aspettava il suo compagni Shiro, il quale faceva ogni giorno 3 km a nuoto per venirla a trovare, ed abbiamo conosciuto Andrew, un ragazzo svedese che cercava di nuotare con le mante. Tornati a Naha (dove abbiamo alloggiato al Peace Land Tomari hotel) dopo 4 giorni e mezzo di relax, ci siamo allenati al Budokan anzicché al dojo privato di Maeshiro-sensei, per motivi logistici, e la sera siamo andati al mitico Dojo Bar. Il giorno dopo Takara-san ci ha portato in giro per Shuri, facendoci vedere cose che non ci sono sulle guide turistiche, ed a pranzo abbiam mangiato assieme (e siamo riusciti anche ad offrirglielo, ma con molta fatica). Dopo l'allenamento al dojo privato di Maeshiro-sensei ci è stata fatta una picca cerimonia d'arrivederci, con dolcetti di Okinawa preparati dalla moglie del maestro, la quale è venuta a salutarci. Per la quarta volta Takara-san ci ha offerto da bere all'Old Poppy, dove abbiamo festeggiato, e dove Yoko ha regalato a Teresa e Désirée due abiti tradizionali, con tanto di scarpette. La generosità di Okinawa.... Il giorno successivo abbiam visitato la rilassante spiaggia di Azama Sun Sun e ci siamo allenati l'ultima volta all'hombu dojo, dove ci è stata fatta anche qui una festa d'arrivederci alla quale han partecipato molti maestri anziani, abbiam ricevuto i complimenti di Takara-sensei (da non confondere con Takara-san) e ci siamo scambiati dei doni. Molti discorsi son stati fatti, sull'amicizia e sulla fratellanza. Qualcuno ha addirittura accennato alla passata alleanza Italia-Giappone, ora rinnovata dalla nostra presenza. La sera stessa abbiamo conosciuto anche Akamine-sensei, il quale ci ha invitato a bere fuori con lui e mi ha chiesto se potevamo posticipare il volo, per poterci poi invitare a cena. Purtroppo non era possibile. Il giorno dopo abbiam pranzato al ristorante vegano ed abbiamo casualmente reincontrato Miguel. Il volo della Jetstar ci ha riportati a Tokyo, ed avevo quasi le lacrime agli occhi a dover lasciare quella terra, quelle persone e quelli che considero a tutti gli effetti i miei "fratelli (marziali) maggiori" (anche se data l'eta sono più nonni che fratelli). A Tokyo abbiamo avuto la fortuna di incontrare Yuko, un ex collega di Desy, con la quale abbiamo girato i giardini imperiali, la zona tecnologica e visto la statua di Hachiko. Alla sera siamo dovuti partire per tornare in Italia, passando nuovamente per Istanbul, la porta tra occidente e oriente.....

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SULLE ORME DEL KARATE – VIAGGIO AD OKINAWA 2013

Okinawa è l’isola principale dell’arcipelago delle Ryukyu, situata a sud del Giappone, è bagnata dall’oceano Pacifico e dal Mar Cinese. In questa splendida isola, dove il sole splende quasi tutto l’anno,  la gente vive in armonia e con il massimo rispetto del prossimo, nonché dei beni pubblici. Capitale dell’antico regno delle Ryu Kyu (dal XV al XIX secolo), intrattenne commerci con tutto l’estremo oriente, importando ed esportando beni e tradizioni. Essendo un regno subordinato all’impero cinese della dinastia Ming, (nonché , dal 1609, anche dello shogunato giapponese Tokugawa), spesso la corte riceveva la visita di delegazioni cinesi, i cui membri portarono, tra l’altro, nuove conoscenze…

Fu proprio grazie a questo contatto con l’impero cinese che lo Shaolinquan, antica arte marziale, giunse ad Okinawa. Probabilmente fu un processo lento e non attribuibile ad una singola persona, ma un uomo in particolare viene ritenuto il maggiore responsabile dell’importazione di quello che sarebbe poi divenuto il Tōde (mano cinese), Kanga Sukugawa. Lo Shurite (mano di Shuri, capitale di Okinawa), nato dall’unione del Tōde e delle tecniche di combattimento autoctone, venne tramandato poi a Sokon Matsumura, guardia del Re di Okinawa, il quale lo tramandò ad  Itosu Anko, Maestro di Gichin Funakoshi, padre del Karate giapponese moderno.

Oggi lo Shurite è chiamato Shoryn-ryu, nome datogli da un altro allievo di Itosu Anko, Choshin Chibana. Uno dei maggiori esponenti di questo stile è senza dubbio il Maestro Maeshiro Morinobu, 9° Dan, allievo di Miyahira Katsuya, e facente parte della quinta generazione di maestri (contando da Sokon Matsumura).

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Abbiamo avuto la fortuna di allenarci sei volte con questo grande Maestro, la cui umiltà, educazione e simpatia ci hanno immediatamente conquistato! Ha voluto subito imparare la corretta pronuncia dei nostri nomi, così siamo diventati Emanuel-san e Teresa-san!                                                                       L’allenamento comincia sempre con alcuni semplici Kion kata di “riscaldamento”, poi si passa ai Kata ed alle loro applicazioni e si termina con un po’ di ginnastica finale. La lezione dura circa due ore e l’intensità è moderata. Durante la prima lezione ci è stato chiesto di eseguire alcuni Kata Shotokan (Tekki Shodan, Tekki Nidan, Tekki Sandan, Bassai Dai e Bassai Sho), ai quali tutti hanno prestato molto interesse, poi è venuto il momento di imparare i loro Kata…

Non a caso la scelta del maestro è caduta sui Kata fondamentali, i tre Naifanci (o Naihanchi) e i cinque Pinan, i quali corrispondono ai nostri tre Tekki e ad i nostri cinque Heian. Durante l’ultima lezione abbiamo anche provato l’equivalente del nostro Bassai Dai, ovvero Itosu no Passai, riscontrando anche in questo caso molte similitudini! Le lezioni erano praticamente lezioni private, dedicate interamente a noi due, e ciò ha contribuito molto ad apprendere velocemente quel che ci veniva insegnato. Al termine di ogni lezione, essendo sprovvisti di auto, siamo stati accompagnati in albergo da uno dei praticanti o dal Maestro, un altro esempio dell’educazione e dell’altruismo disinteressato degli abitanti dell’isola.

Assistendo ad un paio di lezioni dei giovani praticanti, e dei bambini, abbiamo conosciuto anche il lato giocoso del Maestro. Difatti la lezione alterna con una naturalezza disarmante le risate alla serietà, ed il gioco alla pratica vera e propria. I bambini giocano con il Maestro in maniera educata, e quando viene chiesto loro di eseguire Kion e Kata, entrano appieno nello spirito marziale e cercano di dare il meglio di se! Non è stato MAI necessario alzare la voce o richiamare qualche bambino o qualche bambina.

L’igiene dei praticanti (sia adulti che bambini) è massima, nonostante il caldo ed il conseguente sudore non si avvertono odori sgradevoli, ma questo fa parte della cultura locale.

Ovviamente la difficoltà più grande è stata la comunicazione, ma con qualche parola di giapponese, e con qualche parola di inglese (loro non lo parlano, se non in pochissimi), molti gesti e mimica, ce l’abbiamo fatta! Ovviamente dobbiamo ringraziare Miguel Da Luz dell’ Okinawa Traditional Karate Liason Bureau, il quale ci ha organizzato tutto gratuitamente (se escludiamo una piccola donazione che abbiamo scelto di fare noi, senza che ci venisse in alcun modo richiesta), e ci ha accompagnato alla prima lezione facendo le dovute presentazioni. 

Questa è stata senza dubbio un’esperienza fondamentale nel nostro cammino sulla via del Karate, un’esperienza che ci auguriamo di rifare presto, e che consigliamo a chiunque!

SAYONARA! (ARRIVEDERCI)

 

Emanuel  Giordano e Teresa Parisi
 

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Primo blog

Oggi abbiamo inaugurato il nostro nuovo blog. Continuate a frequentarlo e vi terremo aggiornati. 

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"Ichariba choodee"

"Quando ci incontriamo siamo fratelli"
Proverbio okinawense