I Pinan: strumento utile o Kata per bambini?

PREMESSA STORICA:

Secondo la teoria più diffusa riguardo  all’origine dei kata Pinan, essi furono creati da Anko Itosu, quando il Karate venne inserito nel sistema scolastico okinawense. Ma è davvero tutto qui?
In realtà no.

Facciamo un passo indietro, ed andiamo ai tempi in cui Sokon Matsumura, in visita in Cina, si allenava presso il tempio Shaolin. Secondo R. L. Lindsay, Matsumura apprese diversi kata proprio all’interno del suddetto tempio, tra cui due kata dello stile della tigre, rinominati poi Channan Dai e Channan Sho. Il nome di questi kata derivava dal nome della zona di origine, il quale poteva esser anche pronunciato Chiang Nan. Tali kata sarebbero poi stati trasmessi ad Anko Itosu, il quale avrebbe poi cambiato i nomi in Pinan Shodan e Pinan Nidan, e li avrebbe accorpati agli altri tre kata che aveva creato. I nomi vennero cambiati per cancellare ogni parvenza di legame con la Cina (Pinan in cinese si pronuncia Pingan), cosa che sarebbe stata poco accettabile in quel periodo di transizione storica.
Secondo una versione alternativa della faccenda, il kata Channan era uno solo, e fu poi diviso in due da Sokon Matsumura.
Una delle prove della teoria dei Channan sta nel fatto che Hohan Soken sensei, fondatore della scuola Matsumura Seito, insegnasse i primi due Pinan come parte del programma.

Secondo un’altra teoria, espressa da Chozo Nakama sensei, i cinque Pinan deriverebbero dalla divisione di un kata cinese chiamato Chiang Nan, mentre Horoku Ishikawa sensei sostiene che i Pinan derivino dal kata Kusanku Dai, diviso e rielaborato.

Quindi, fermo restando che il nome Pinan fu introdotto da Itosu, e che i kata vennero ufficialmente inseriti nel sistema scolastico per decisione di quest’ultimo, è chiaro che le origini di questi kata non sono poi così certe. Anche perché, come mi fece notare Maeshiro Morinobu sensei, all’interno dei kata Pinan si trovano passaggi ed applicazioni presenti (anche se in versione più sofisticata) nei vari Passai, Kusanku, Chinto, ecc. 

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PARTE TECNICA:

Effettivamente ciò che dice Maeshiro Morinobu sensei è facilmente riscontrabile. Di seguito riporto ALCUNI esempi:

Pinan shodan – Chinti
Pinan nidan – Kusanku dai, Koryu Passai, Itosu no Passai
Pinan sandan – Kusanku sho, Chinto, Jion
Pinan yondan – Kusanku dai, Kusanku sho
Pinan godan – Chinto, Itosu no Passai 

Inutile quindi sottolineare quanto sia importante lavorare bene sui Pinan (ed ovviamente sui Naihanchi) e le loro applicazioni prima di passare ad allenare gli altri kata. Questo facilita molto la comprensione dei kata più avanzati, introducendo parecchie nozioni sull’uso del corpo, ma anche sul Tuidi e sul Tegumi.
Eppure spesso questi kata vengono praticati solo dai principianti, e quasi mai approfonditi a dovere.
Ecco che quindi vediamo poi dei praticanti "esperti“ eseguire in maniera non corretta (se non solo esteticamente) passaggi di kata più avanzati.

Bunkai di Pinan Yondan presso il Dojo Kamikazekan

CONCLUSIONI:

Ovviamente, un tempo i Pinan non venivano praticati (eccetto forse i primi due), ed è quindi logico pensare che anche noi possiamo allenarci praticando direttamente i kata più "antichi". O forse no?
Possiamo noi paragonare il nostro allenamento a quello di un maestro o praticante okinawense del XIX o XX secolo? Assolutamente no. Poiché la maggior parte dei praticanti non si allena nemmeno tutti i giorni. E chi lo fa, non si allena di certo tutto il giorno o mezza giornata. Dobbiamo lavorare, studiare, fare commissioni, ecc. Quindi diciamo che ad oggi il praticante modello dedica circa 2-3 ore al giorno all’allenamento, esattamente come gli okinawensi nostri contemporanei.
Inoltre va anche detto che, ad oggi, molte scuole hanno un programma che prevede solo alcuni kata, escludendone altri. Quindi il praticante che allena anche i Pinan e le loro applicazioni ha accesso a parte del baglio tecnico dei kata non presenti nel programma della propria scuola (direi che Shoshin Nagamine sensei aveva pienamente ragione a definire Itosu un genio!).

Ecco che quindi i Pinan ci tornano molto comodi (se allenati a dovere), poiché condensano i punti salienti, le tecniche e le strategie di molti kata, in soli cinque kata! Questo rende quindi possibile, anche ai praticanti meno esperti, imparare LE BASI del Karate e della difesa personale (non a caso, secondo una recente scoperta di J. Enkamp, il significato cinese dei kanji Pinan è "esser protetti dal pericolo - stare al sicuro").
Quindi, alla luce di queste spiegazioni, acquisice tutto un altro senso la dichiarazione di Gichin Funakoshi sensei, secondo il quale bastava apprende i cinque Pinan per avere delle basi di difesa personale. Ovviamente questo non vuol dire praticare solo il kata (come è stato più volte mal interpretato), ma studiarlo, allenandone anche le applicazioni e gli esercizi correlati (senza dimenticare tutto il lavoro dell’hojo undo)! Ovviamente ciò non toglie che i praticanti più esperti e che si allenanano più a lungo, debbano poi avanzare ulteriormente, praticando e studiando gli altri kata, ma sempre senza dimenticare le basi.
Concluderei dicendo che quindi i Pinan non andrebbero usati solo per allenare bambini e principianti, ma studiati con la serietà che si dedicherebbe a qualsiasi altro kata!

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)

Articolo a cura di Giordano Emanuel