IL KOBUDO ED I LAVORI UMILI: TRA MITO E STORIA

Articolo a cura di Alessandro Mario Rebuscini
 
Buongiorno e ben ritrovati cari lettori nelle prossime righe voglio provare a fornire un poco di chiarezza attorno ad un argomento che mi affascina molto e del quale purtroppo ho riscontrato esserci poco materiale che ne analizzi, in maniera storica o quanto meno in parte basato su avvenimenti verificabili, i punti più significativi per il suo sviluppo. Come dicevo ho notato carenza di fonti che abbiano riscontro storico ma che invece si basano su racconti popolari e spesso mutati nel tempo. Nello specifico sto parlando delle origini del kobudo, l'arte marziale okinawense basata sull'utilizzo di diverse armi bianche tradizionali. Quest'arte marziale che è nata sull'isola dove è nato anche il karate, e che viene considerata da molti come arte affine ed inseparabile dal karate stesso, è per molti praticanti di karate qualcosa di sconosciuto, mentre per molti che la conoscono è caratterizzata da una banale e inattendibile teoria sulle sue origini. Questa teoria si basa sulle armi che vengono utilizzate nella sua pratica per poterne attribuire i probabili inventori. Per spiegarmi meglio sopratutto con chi non conosce quest'arte è necessario dire che senza il bisogno di grandi illustrazioni, le armi utilizzate nel kobudo, (in modo particolare alcune tra esse) ricordano e sembrano derivare da attrezzi comuni utilizzati dalle persone che svolgevano i lavori più umili nella società okinawense (e non solo) come il pescatore, l'agricoltore e l'allevatore. Altre armi invece sembrano derivare dalla necessità degli isolani di trasformare oggetti di utilizzo comune oppure i doni della natura (vedi sassi, gusci di tartarughe ecc...) in armi per via del divieto di possesso di armi classiche vigente sull'isola per molto tempo. Fino a qui nulla sembra peccare di una virgola, infatti per la maggior parte dei praticanti di kobudo quest'arte è stata codificata dalle sopra citate categorie di persone. Alcuni fondi di realtà vi sono sicuramente alla base di questa teoria ma allo stesso modo c'è bisogno di chiarezza storica per far meglio comprendere alcuni fatti rilevanti. La domanda che sorge spontanea, e bisognerebbe, porsi per poter incominciare a ragionare è semplice: 
 
Gente che viveva dei frutti della terra e che stava gran parte della giornata con la schiena piegata, gente che passava ore ed ore in mezzo all'oceano su piccole imbarcazioni a pescare e gente che aveva animali da accudire e curare affinché rendessero al meglio, come poteva trovare il tempo, le energie e la voglia necessarie per creare e sviluppare un sistema tanto complesso quanto efficace per utilizzare attrezzi ed oggetti di varia natura ed uso comune come letali armi efficaci ed in grado, se ben utilizzate, di contrastare armi molto meglio costruite e progettate per la guerra?
 
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A volte le cose più ovvie sono quelle meno facili da notare, ma basta che qualcuno o qualcosa ci faccia riflettere, su questi apparentemente inutili dettagli, per farci mettere in discussione tutte le nostre certezze. Da quando ho iniziato a riflettere su questa domanda giorno dopo giorno grazie ad alcune ricerche sono riuscito a vedere con più chiarezza questo argomento. Per prima cosa vorrei precisare un fatto importante per la storia di Okinawa e di conseguenza delle arti che su quell'isola si son sviluppate. Come forse molti ben sanno ad Okinawa vi fu più di una restrizione o divieto di utilizzo e possesso di armi in diversi periodi storici. Ma non è esclusivamente correlato a questi divieti lo sviluppo del kobudo. Il fatto più importante che può spiegare il perchè si è sviluppato un così complesso sistema combattivo, basato sull'utilizzo di strumenti utilizzati nella vita quotidiana, riguarda  il massiccio declassamento sociale avvenuto ai danni della classe nobile. Molti nobili furono costretti a tornare a vivere nelle campagne svolgendo quei lavori umili che fino a quel momento avevano visto da lontano. In mezzo alla gente povera questi nobili dovettero imparare a convivere con problemi che lo stato sociale nobiliare non aveva.
 Svestiti di tutto, o quasi, quello che prima possedevano queste persone avevano ben poche cose che potevano sfoggiare per differenziarsi e rivendicare le loro origini con i nuovi "colleghi", e sicuramente una di queste poche cose erano le arti marziali. Praticando le arti marziali riuscirono a mantenere vivo in loro quel senso di appartenenza ad una classe sociale dalla quale vennero allontanati volenti o nolenti. Ovviamente sopratutto per quanto riguarda l'arte marziale armata questi ex "guerrieri" dovettero fare i conti con i divieti vigenti che non consentivano il possesso di armi. Solo la classe nobile e quindi tutti coloro che svolgevano attività di difesa del regno potevano possedere armi. Coloro quindi che persero la nobiltà dovettero ingegnarsi per riuscire a trasformare oggetti che venivano utilizzati nelle attività lavorative in efficaci armi. E vi riuscirono grazie alle loro competenze marziali. Probabilmente con il passare degli anni qualche insegnamento fu dato anche a chi non aveva origini nobili ma inizialmente questi ex nobili si ritrovavano segretamente per praticare lontani da occhi indiscreti. Normale è pensare che anche e persone, che da sempre facevano parte della classe sociale più povera, avessero cercato e sapessero utilizzare gli strumenti a loro disposizione per difendersi ad esempio dai frequenti attacchi dei pirati ma rimane difficile credere che queste persone riuscissero ad applicare dei principi così efficaci, e che ancora oggi possiamo vedere in quest'arte, senza avere nessuna conoscenza marziale o di arte bellica.
 
 
Provate a pensare ad un oggetto che utilizzate quotidianamente (un martello, un coltello, un bastone ecc...) e cercate di immaginare come potreste utilizzarlo usarlo per difendervi da qualcuno che magari è a sua volta armato. Io personalmente nonostante pratico kobudo da qualche anno e quindi ho una vaga idea di come maneggiare uno strumento, trovo molta difficoltà ad inventare qualche movimento che possa essere utile, figuriamoci creare una serie di movimenti ricchi di principi atti a difendersi efficacemente. Questa semplice prova basta secondo me a capire quanto difficile sia che la teoria, che vede contadini e pescatori comuni come gli inventori del kobudo, possa essere veritiera. 
 
Vorrei inoltre porre l'attenzione su di un'altra possibile fonte di dubbio. Non tutte le armi del kobudo derivano da strumenti che per forza erano associabili ai lavori più umili o ad oggetti comuni. Un esempio concreto ed importante ci è mostrato da un racconto che ho trovato sul libro "I grandi maestri di Okinawa" di Soshin Nagamine. In questo racconto il protagonista è Kanga "Tode" Sakugawa che è risaputo essere, probabilmente, stato il maestro di Sokon Matsumura e quindi uno dei padri del karate. Il racconto parla di un attacco dei pirati ai danni della nave sulla quale Sakugawa viaggiava con altri membri dell'equipaggio verso Fuzhou. Secondo la storia quest'uomo riuscì a respingere molti degli aggressori del mare utilizzando un lungo bastone (bo). Per chi non pratica kobudo è bene sapere che il bo è il bastone lungo ed è l'arma base utilizzata in ogni scuola di quest'arte. Per ricordare questo evento Sakugawa Kanga scrisse questa canzone:
 
"Uchinawakamun no sukujikara shirani bo no sacaiini nuchai umini nagira"
Traduzione: "Non conosci la reputazione dei giovani artisti marziali di Okinawa? Ti scaglieranno in mare dopo averti dato una stoccata con l'estremità del nostro(loro) bastone".
 
Quest'arma viene spesso associata ad un classico bastone che serviva ai contadini per trasportare dei pesi, per definirne la sua origine agricola. Credo che questo articolo ci illustri ben altra realtà. Dubito che degli equipaggi di marina si portassero come arma un semplice bastone preso dai campi. Mi sembra più logico pensare che queste armi erano state selezionate, con cura da chi sapeva utilizzarle, per le loro caratteristiche che le rendevano armi efficaci. Infatti la nobiltà di Okinawa e la polizia okinawense erano soliti utilizzare questi bastoni. Kanga Sakugawa per chi non lo sapesse era un ufficiale al servizio del regno ed era fin dalla giovane età destinato a diventare un importante uomo di stato. Fin dall'infanzia fu avviato alla pratica delle arti marziali, e con il tempo divenne la figura importante per lo sviluppo del karate così come lo conosciamo oggi, ma non solo. Il kata di bojutsu Sakugawa no kon porta il suo nome ed è probabile che fu lui a crearlo e questo dimostra la sua importanza anche per l'evoluzione del kobudo.
 
Vi è un'altra importante caratteristica culturale di Okinawa che ha avuto un ruolo importante sia per lo sviluppo ma sopratutto per la preservazione delle arti marziali armate e non: la danza. Infatti si dice che il vero kobudo di Okinawa lo si può ritrovare nelle forme danzate tipiche e differenti di villaggio in villaggio sopratutto per quanto riguarda l'utilizzo del bastone. Scriverò prossimamente un articolo sui rapporti che da sempre hanno avuto le arti marziali con la danza di Okinawa e credo che in questo modo avremo un tassello in più per cercare di ricostruire una parte di storia di queste meravigliose arti.
 
Da non dimenticare vi sono anche due aspetti degni di nota riguardanti l'origine di alcune armi e quindi di alcune pratiche. Per quanto riguarda ad esempio l'utilizzo del bastone sia lungo che corto ci può essere stata un'influenza anche marcata da parte della scuola Jigen-ryu Kenjutsu del clan Satsuma, e quindi dal modo giapponese di usare queste armi. Non meno importante è la possibile origine cinese di armi come i tonfa ed i sai in quanto queste armi si ritrovano anche in stili marziali cinesi, ma anche di altri luoghi del sud-est asiatico.
 
In ogni caso l'origine precisa di quest'arte come quella del karate rimane avvolta da alcuni misteri ed ovviamente è difficile poter risalire effettivamente alla verità assoluta però sicuramente oggi molti studiosi ed appassionati stanno svolgendo un lavoro di ricerca notevole e quindi possiamo dire di avere delle buone basi su cui affidarci.
 
Ovviamente come ribadisco sempre con questo articolo non voglio avere nessuna presunzione di attribuirmi il merito di essere riuscito a dare un pizzico di senso storico sulle origini del kobudo perché ci sono articoli (pochi) in altre lingue che possono aiutare a ricostruire una possibile realtà e scritti da persone sicuramente più competenti di me; però in queste righe ho provato in maniera personale ad offrire ai lettori che conoscono la lingua italiana una fonte di riflessione corredata da alcune vicende storiche che possono essere utilizzate come prova a favore di quanto è stato detto. Spero di aver suscitato curiosità in chi non conosceva il kobudo (antica via marziale) e allo stesso modo spero e credo di aver fornito abbastanza spunti di riflessione per tutti coloro ai quali è stato insegnato forse con troppa "leggerezza" che quest'arte deriva da quelle umili ed importanti persone che svolgevano i lavori più duri e che ancora oggi tutti dovremmo ricordare per il loro contributo nelle società ma che difficilmente ebbero la possibilità di creare un'arte marziale così ricca e profonda.
 
In teoria il mio articolo originale scritto su carta finiva qua ma visto che prima di trascriverlo sul formato digitale ho avuto la possibilità di visitare Okinawa, voglio arricchirlo traducendovi quanto ho trovato scritto nel museo del karate di Naha, dedicato al karate ed al kobudo, nella sezione dedicata alla storia dell'arte marziale armata.
Fortunatamente il testo era tradotto anche in inglese e quindi ho potuto tradurlo in italiano in modo da renderlo leggibile dai miei conterranei. 
 
Eccovi la traduzione:
LE ORIGINI DEL KOBUDO
 
Armamenti nelle Ryukyu in epoca antica 
Il kobujutsu delle Ryukyu, o "antica arte marziale" è un'arte marziale il cui allenamento si basa su forme (kata) in cui sono usate solo poche e limitate armi diverse dagli armamenti da guerra. A differenza delle armi sviluppate durante l'epoca della guerra civile (1467/1603) in Giappone, queste non erano progettate per la praticità, ma per le arti marziali di autodifesa o per la sicurezza interna.
 
Il kobujutsu riformato nell'epoca moderna
Dopo che il regno delle Ryukyu fu invaso dal clan Satsuma nel 1609 il governo si basava su due poteri: la Cina con le dinastie Ming e Qing, avrebbe richiesto tributi e dato fiducia ai re, ed il Giappone con il sistema bakuhan(dominio). La Cina 
considerava le Ryukyu come un regno ma il clan Satsuma (Shogun) applicava regole estremamente severe alle armi. Di conseguenza, in termini di relazioni estere il regno non aveva bisogno di un esercito per la protezione, i samuree studiavano invece le arti marziali in preparazione di situazioni speciali come quando dovevano rendere omaggio alla Cina o visitare la terra dei Satsuma.
 
La classe dei samuree, come i samurai del Giappone che non avevano combattuto nessuna guerra durante lo shogunato di Tokugawa, ma avevano trascorso il loro tempo allenandosi con la spada e praticando jujutsu avevano l'idea delle arti marziali come addestramento ed istruzione per i guerrieri, o kyuba-no-michi (via dell'arco e del cavallo). Anche i Samuree praticavano esercizi fisici e si allenavano nelle arti marziali in preparazione a situazioni di emergenza, come attraversare il mare orientale della Cina, che era la casa dei pirati. Tuttavia, i samuree hanno creato una cultura delle arti marziali unica di Okinawa, diversa dagli stili giapponesi. Una differenza significativa è che i samuree hanno aggiunto strumenti usati nella vita quotidiana alle arti marziali cinesi e giapponesi. È così che il kobujutsu si è sviluppato ed è stato tramandato.
 
Il bojutsu nel kobujutsu e altri nomi di kata
I nomi dei kata di bojutsu (combattimento con il bastone) possono essere classificati nei seguenti otto tipi: 1 nome personale (Shirataru no kon), 2 cognomi (Sakugawa no kon), 3 nomi commerciali (Habtagua Kuura bo), 4 nomi di luoghi locali o villaggi (Yonegawa no kon), 5 nomi di isole (Tsukensunakake no kon), 6 stili di kata (shihogiri [taglio a quattro direzioni] tsukubo [bastone fidato]), 7 nomi di animali immaginari (tenryu [drago celeste] no kon), 8 nomi di oggetti (kongo [adamantino] no kon). In altre antiche arti marziali, Chatan Yara no sai e Hamahiga no tonfa sono esempi dei molti nomi di kata che prendono il nome di alcuni samuree di Okinawa.
 
Spero che la traduzione sia il più possibile vicina all'originale, certo di aver offerto una fonte più che attendibile in quanto raccolta sul luogo di nascita di quest'arte.
 
Grazie per aver letto questo articolo, vi aspetto nelle prossime pagine.
 
Per maggiori informazioni potete leggere:
"Karate Shorin-ryu: kata parte 2" (clicca qui)

 
"Karate Shorin-ryu: kata" (clicca qui)
 

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)