CATTURARE IL PIEDE DELL'AVVERSARIO

Articolo a cura di Emanuel Giordano

Nel Karate Tradizionale di Okinawa esiste una tecnica di combattimento a corta distanza molto semplice ma efficace. Questa tecnica non è un segreto, anzi, è abbastanza ovvia e comune ma, come tutte le tecniche non adatte al Karate sportivo, rischia anch'essa di scomparire dal mondo della nostra arte marziale o, per lo meno, da buona parte di esso. Sto parlando dell'intrappolamento del piede dell'avversario. Questa tecnica, il cui uso nelle applicazioni dei kata e nei bunkai è molto diffuso, consiste nello schiacciare tra il proprio piede ed il suolo il piede del nostro avversario, al fine di poterlo momentaneamente bloccare e sbilanciare/proiettare. Il principio dell'intrappolamento del piede è comune a diverse arti marziali e sport da combattimento, difatti non è raro vederlo usare nella Lotta libera, o nell'UFC.


A sx una delle proiezioni mostrate da Funakoshi Gichin sensei in Rentan Goshin Karate Jutsu (1925), a dx Maeshiro Morinobu sensei mostra una proiezione simile, ma in realtà differente, tratta dal kata Gojushiho. Ciò che accomuna entrambe le applicazioni, oltre alla presa alla gola (Nodo-osae), è la cattura del piede dell'avversario.  

A COSA NON SERVE:

A differenza di ciò che può pensare/sostenere qualche inesperto, questa tecnica non serve a spezzare la caviglia dell'avversario proiettandolo mentre gli si blocca il piede, poiché serve ben altro per romper una caviglia. Questa articolazione è abbastanza flessibile, specialmente se allenata (come dovrebbe essere per un praticante di arti marziali), e quindi risulta altamente improbabile lesionarla in quella maniera, come si può anche evincere dal video qui (al minuto 04:45), o dal questo video di Lotta libera. Tale errore di comprensione di una tecnica così comune è dovuto principalmente ad una scarsa esperienza pratica, a carenza di studio dei principi marziali tradizionali, ed al poco allenamento a coppie (specialmente quello fatto in maniera dinamica/realistica).

A COSA SERVE:

Lo scopo di questa tecnica è solitamente quello di facilitare un attacco o una proiezione controllata. Nel primo caso la tecnica si esegue un istante prima di colpire in maniera diretta (o spingere) la parte superiore del corpo dell'avversario (gola o viso). Questo causerà un indietreggiamento dello stesso il quale, intrappolato e quindi impossibilitato a spostare indietro la gamba, finirà con il sedere per terra o perderà momentaneamente l'equilibrio (vi assicuriamo che in centinaia di ore di lavoro a coppie, nessuno di noi si è mai rotto la caviglia con questa tecnica). Ciò avviene poiché per indietreggiare è necessario spostare il baricentro ma, se non si compie un passo indietro, la stessa variazione del baricentro fa cadere (come quando camminando all'indietro si inciampa su di un ostacolo), o fa perdere l'equilibrio. In entrambi i casi l'avversario si trova in una posizione momentaneamente vulnerabile, poiché si crea un "attimo di vuoto" nella sua guardia e nella sua attenzione, attimo che permette di aumenta le possibilità di successo del nostro attacco. Nel caso della proiezione controllata, invece, bloccare il piede dell'avversario risulta utile per farlo cadere vicino a noi, in maniera tale da poterlo colpire prima che si possa allontanare, concludendo così il prima possibile il combattimento. Quindi, un gesto semplice come questo può portare grandi risultati: massimo effetto col minimo sforzo. Non è forse uno dei cardini delle arti marziali? Chiaramente per rendere naturale questo gesto tecnico serve solo una cosa: ore di ripetizione e di studio dei fondamentali, a partire dallo studio del semplice passo in avanti


Classico esempio di esecuzione di questa tecnica in un combattimento dell UFC del dicembre 2014, tra Junior dos Santos e Stipe Miočić, sebbene in questo caso l'azione non fu eseguita volontariamente.

Attenzione però a non confondere questa tecnica con la stimolazione dei punti di pressione situati sul collo del piede! Mentre questa tecnica d'intrappolamento viene eseguita usando il metatarso (boshikyu) o le dita del piede (in questo caso "penetrando" il piede avversario. Kuminchun), per stimolare i punti di pressione situati sul collo del piede si deve utilizzare una parte del corpo più "acuminata": l'alluce.


In quest'immagine è possibile vedere come Hokama Tetsuhiro sensei rinforzi ulteriormente l'alluce, semplicemente accavallando sopra il secondo dito del piede, come nello tsumasaki-geri di Arakaki Ankichi.

In questo video, al minuto 04:45 Hokama sensei mostra la stimolazione di uno dei punti di pressione situati sul piede. Le due tecniche, sebbene abbiano scopi differenti, possono però sommarsi massimizzando così il loro effetto. Bisogna però tener conto del fatto che per aver la possibilità di premere/colpire questi punti di pressione (Chibu nigakiree, letteralmente "punti deboli"), non basta solo aver fatto molta pratica, ma altresì ci si deve trovare coinvolti in un'azione di combattimento "più statica". In un contesto di difesa personale poi, dove entrambi i contendenti probabilmente indossano scarpe, la stimolazione di questi punti diventa quasi impossibile. 

É comunque importante continuare a studiare e tramandare queste conoscenze marziali, anche se è utile ricordare che l'approccio okinawense allo studio dei punti di pressione era ed è tutt'ora differente da quello cinese e giapponese, esattamente come lo è il termine usato per riferirsi agli stessi: Dim mak (點脈) per i cinesi, Kyusho (急所) per i giapponesi e Chibu nigakiree (ちぶ にがきれー) per gli okinawensi. Due ottimi articoli relativi al "kyusho okinawense" sono quelli scritti da Matteo Muratori (Funakoshi e il kyusho) e Manuel Vignola (I punti di pressione nel Karate). Nel primo articolo si affronta in maniera esaustiva e dettagliata il rapporto tra il noto maestro okinawense e l'uso dei punti di pressione, mentre nel secondo l'autore fa una panoramica sull'argomento, sfatando anche alcuni miti.

CONCLUSIONE
Sebbene si tratti di una tecnica semplice, anche in questo caso non bisogna né improvvisarsi, né tentare d'impararla da questo articolo, da libri o video vari. La mancanza d'esperienza pratica, specialmente da parte di un insegnante, può portare a danni fisici seri. Consiglio come sempre di studiare con un maestro preparato nelle arti marziali okinawensi, e non da autodidatta o mettendosi nelle mani di insegnanti poco pratici. Per chi volesse approfondire, questi sono alcuni dei maestri che posso consigliare con tutta sicurezza (clicca qui). 
 

Maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: kata" (clicca qui)
 

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"Storie di Okinawa: spiriti, magia e leggende dell'isola giapponese" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)