WANKAN, KATA ORIGINALE O RICOSTRUZIONE MODERNA?

Articolo a cura di Manuel Vignola

Il 03/04/2017 pubblicammo l'articolo: "WANKAN: LA CORONA PERDUTA DEL RE DI OKINAWA?", ma nuove prove e scoperte necessitano la stesura di un nuovo articolo che presentiamo qui di seguito.

Il kata Wankan (“Corona del Re”) è una di quelle forme che vanta una numerosa tradizione orale ma pochissime fonti scritte e certe. Da kata praticato all'interno della famiglia reale okinawense, giunto dall'isola di Kudaka (il cui embusen addirittura rappresenterebbe una corona), ad antica forma originatasi da qualche imprecisata scuola di gru bianca del Sud della Cina, molti lo ricollegano al Maestro Kosaku Matsumora. Insomma, le voci su questa forma si sprecano. Il nome Wankan molto probabilmente suonerà familiare ai praticanti di Shotokan, anche se ciò nondimeno non è una delle forme più praticate e diffuse, complice il fatto che nella famosa serie di libri di Masatoshi Nakayama non compare neppure, non sappiamo se per espressa volontà o perché la morte lo colse prima di terminare la sua enciclopedia.

Considerato come uno dei kata rappresentativi della cosiddetta linea “Tumai-di” o Tomari Te, l'arte marziale praticata nei dintorni del villaggio di Tomari, proviamo ora a capirne un po' di più analizzando le esigue fonti scritte presenti, di alcune delle quali bisogna rendere merito all'amico e ricercatore Andreas Quast, che ha contribuito a tradurle dal giapponese rendendole così disponibili al pubblico occidentale.


Yoshitaka Funakoshi e Shoshin Nagamine mentre eseguono le rispettive versioni del kata

 

Il nome Wankan (conosciuto anche come “Okan” in dialetto okinawense) compare già dal primo libro di Gichin Funakoshi del 1922 “Tode Jutsu”, citato ma non presentato ufficialmente, e neppure inserito nel suo curriculum ufficiale, così come sarà anche nella versione riveduta e corretta di pochi anni dopo “Rentan Goshin Karate Jutsu”, ma sulla versione Shotokan si tornerà in seguito. Il kata viene citato anche da Morinobu Itoman nel suo “The study of China Hands Techniques” del 1934, ma in nessuno di questi libri viene descritto, il che ce lo indica come una forma considerata non proprio essenziale, seppur praticata ai tempi. Una nota interessante riguarda lo Shito-ryu di Kenwa Mabuni, nella cui lista ufficiale di kata, stilata nel 1938, il kata Wankan non compare, sebbene lui stesso aggiunga che, oltre a quelli enunciati, vi sono altre forme, e di alcuni kata addirittura ben più di una versione, tuttavia il fatto che non lo includa nella lista della linea di Itosu ci fa presumere che il suo Maestro principale non lo praticasse. 

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Vediamo ora, dopo questo breve excursus bibliografico, dove possiamo reperire informazioni sulla storia di questo kata. Dando uno sguardo, possiamo subito citare un libro abbastanza famoso in Italia del noto Maestro okinawense Shoshin Nagamine, fondatore della scuola Matsubayashi-ryu, “L'essenza del Karate-do di Okinawa” pubblicato nel 1976 in inglese per la prima volta. In quest'opera Nagamine descrive il suo stile e dimostra i kata del suo curriculum, tra cui appunto il Wankan che apprese dal famoso Maestro Kodatsu Iha, forma antica caratteristica del Tomari-te il cui creatore, ci dice, è sconosciuto. Già in un articolo di giornale, “Okinawa Kokai no Yube” del 21/09/1969, uno dei migliori amici e allievi di Nagamine, Kushi Jokei, nell'ambito di una dimostrazione al Nippon Budokan di Kyoto, oltre a dimostrare questa forma al pubblico, la identifica testualmente come “Ti del sistema Tomari”,ossia come kata rappresentativo delle arti marziali dell'area Tomari, con una lunga storia e un creatore sconosciuto. Se andiamo ancora indietro nel tempo, scopriamo un articolo pubblicato sull'Okinawa Times nel 1959 dello stesso Shoshin Nagamine, il quale ci dà una informazione importantissima: ci dice che, prima della II° Guerra Mondiale, il kata era praticamente caduto nel dimenticatoio, ma è stato fatto rivivere grazie ai ricordi di due anziani praticanti di Tomari. Un'altra importante informazione la possiamo trovare nel 1997, nel necrologio di Nagamine, in cui si dice che, all'età di 25 anni, fu proprio Nagamine a far rivivere il kata sulla base dei ricordi di alcuni anziani praticanti di Tomari, perciò si può collocare la “nascita” del Wankan attuale intorno al 1932, anno in cui il Maestro aveva appunto 25 anni e, da giovane praticante, volendo preservare le vecchie forme, intervistando alcuni anziani praticanti che ne ricordavano delle parti, li avrebbe rimessi insieme, e si può ben capire adesso perché fosse il suo kata preferito e lo dimostrasse con grande frequenza. Era il suo contributo alla preservazione di questa vecchia forma!


Vediamo se si può andare ancora più a ritroso dell'opera di Nagamine. Nel 1991 Katsumi Murakami, noto praticante e storico del karate, ha pubblicato un articolo su uno dei suoi Maestri, Taro Shimabukuro, il quale, oltre a essere suo Maestro, lo fu anche dello stesso Shoshin Nagamine e di Joky Uema. Taro Shimabukuro studiò con un gran numero di Maestri della vecchia scuola, e in questo articolo, come già aveva fatto nel 1976, cita tra i Maestri con cui studiò Shimabukuro il rinomato Iha gwa no Nushi, il quale altri non è se non Kodatsu Iha, noto esperto di Tomari-te (con cui studiò anche Funakoshi per un periodo, tra l'altro) e studente dei famosi Matsumora e Oyadomari. Da questo Maestro Taro imparò i kata considerati tipici di Tomari, ossia Rohai, Wanshu e Wankan appunto. Nel febbraio del 2003 nella rivista “Gekkan Karate-do” appare un altro articolo relativo alla scuola Gohakukai di Iken Tokashiki, il quale combinò il Goju-ryu con il Tomari-te appreso da Seiyu Nakasone. Tra i kata trasmessi da Nakasone appare appunto il Wankan, il quale lo avrebbe studiato sempre da Kodatsu Iha, tuttavia qui ci si spinge a dire, anche se a mia conoscenza allo stato attuale non vi sono altre conferme, che Iha lo avrebbe appreso dal suo Maestro Kosaku Matsumora.


Tirando le somme, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, abbiamo un vecchio kata, praticato in modo discontinuo nell'area di Tomari, quasi dimenticato, tramandato non si sa bene in quale misura da Kodatsu Iha a Taro Shimabukuro, Seyu Nakasone e Shoshin Nagamine, il quale lo avrebbe riformulato sulla base di ricordi di anziani praticanti per tramandarlo ai posteri in una forma che ne preservasse le vecchie caratteristiche. Vedremo se in futuro salterà fuori qualche altro documento che possa darci qualche delucidazione ulteriore.

Verifichiamo ora brevemente alcune delle scuole che tramandano questa forma, che, per quanto riguarda gli stili okinawensi, è grossomodo la stessa:

 

  • Matsubayashi-ryu di Shoshin Nagamine, appunto il suo “creatore”.
  • Gensei-ryu di Seiken Shukumine, il quale importò alcune forme dal Matsubayashi-ryu.
  • Gohakukai di Iken Tokashiki, studente di Seiyu Nakasone. Tuttavia vi è da notare che molti dei kata di Tomari-te del Gohakukai si discostano nettamente dalle forme classiche e, nello specifico, il Wankan è proprio un altro kata. Sembra una sorta di patchwork di tecniche prese dai kata di Goju-ryu. Verosimilmente si tratta di una creazione interna allo stile.
  • Shorinji-ryu Kenkokan di Kori Hisataka, verosimilmente importato o dal Matsubayashi o dallo Shito-ryu (cosa più probabile dato che la scuola ufficialmente è nata in Giappone) con alcuni elementi che ricordano molto la versione Shotokan.
  • Shubukan Shorin-ryu di Joky Uema, studente di Taro Shimabukuro. Il kata è quasi identico a quello di Nagamine, per cui o Nagamine potrebbe avere aiutato il suo Maestro Shimabukuro a ricostruirlo, o il kata è entrato nella scuola in epoca più tarda dai contatti con il Matsubayashi-ryu. Sono in corso ricerche per appurarlo.
  • Shotokan, il kata come abbiamo già detto compare solo citato nei primi libri di Gichin Funakoshi. Tuttavia, in “Karate-do Nyumon” del 1943, Funakoshi cita la lista di kata con i nomi giapponesi attualmente insegnati al dojo Shotokan e, facendo il paragone con l'elenco dei kata dei libri precedenti, enumerati con i nomi okinawensi, scopriamo che dove prima vi era Wankan, comparì il nome Shoto. Sappiamo anche che Funakoshi tentò in alcuni casi dei cambi di nome, infatti tentò di rinominare il kata Wankan anche con i nomi Shofu e Hito (sul significato e la trascrizione dei nomi si rimanda ad un articolo futuro). Tuttavia, come il caso di Jiin, tornò ad essere conosciuto con il vecchio nome. Il kata è molto diverso dalla versione classica e viene attribuito al terzogenito di Funakoshi (Gigo) il quale, secondo Taiji Kase, sarebbe morto prima di potere completare la codifica, ed in effetti il kata sembra sia tronco. Sarebbe questo il famoso kata Shoto che molte fonti riportano fosse in elaborazione in onore di suo padre e non venne terminato data la morte prematura. Non si sa se Gigo abbia creato il kata di sana pianta o abbia riformulato il kata Wankan classico, sebbene siano presenti alcuni elementi del kata okinawense.
  • Shito-ryu di Kenwa Mabuni. Non è ben chiaro se Mabuni lo abbia creato sulla base del vecchio Wankan che conosceva (Kenzo Mabuni in una sua intervista dice espressamente che lo ha “creato”), o se qualche suo allievo lo abbia importato nella scuola (candidato potrebbe essere il suo allievo di punta, Ryusho Sakagami, che si recò per un periodo a studiare ad Okinawa) insegnandolo anche allo stesso Mabuni, il quale lo avrebbe rinominato Matsukase (“vento tra i pini”) intorno al 1940.
  • Shidokan Shorin-ryu di Katsuya Miyahira. Sebbene venga citato da Bishop nel suo libro “Karate di Okinawa”, dove si dice che Miyahira lo tramandava con il nome di Okan (un'altra fonte al sostegno di quest'informazione è il Maestro Santiago Sacaba), ad oggi non risulta più parte del curriculum ufficiale della scuola, né praticato presso i vari dojo. Inoltre, molti maestri della scuola sembrano non ricordare questo fatto. É ipotizzabile che il kata fosse stato "importato" dalla Shubukan Shorin-ryu, poiché entrambe le scuole facevano e fanno tutt'ora parte della Okinawa Shorin-ryu Karate-do Kyokai
Per maggiori informazioni potete leggere:
"Karate Shorin-ryu: kata" (clicca qui)
 

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"Storie di Okinawa: spiriti, magia e leggende dell'isola giapponese" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)