CHANPURU, IL SEGRETO DEL KARATE

Articolo a cura di Manuel Vignola

Spesso si sente dire che il karate è una sorta di chanpuru (piatto tipico di Okinawa in cui vari ingredienti di varie provenienze sono mischiati), tuttavia molti stili rivendicano una sorta di “purezza” rispetto a tutti gli altri. Analizziamo meglio queste affermazioni. A dispetto delle vecchie teorie in cui si diceva che il karate fosse stato sviluppato dai contadini okinawensi, privati delle armi da editti giapponesi e bisognosi di difendersi dagli avidi samurai Satsuma, oggi le cose sono molto più chiare, seppur ancora bisognose di ulteriori studi. Sin dai tempi antichi il commercio nel Mar Cinese era molto sviluppato, e il Regno delle Ryukyu, di cui faceva parte Okinawa, era un crocevia marittimo estremamente importante. Già prima dell’insediamento delle 36 Famiglie cinesi provenienti dal sud della Cina (zona del Fujian) a Kume alla fine del 1300, molti cinesi risiedevano a Shuri, e molti di loro già praticavano le arti marziali; secondo Tetsuhiro Hokama, è a questo periodo che si possono far risalire le basi di quello che sarebbe diventato lo Shuri te. 

Con il tempo, gli scambi tra Cina e Okinawa si intensificarono notevolmente, e molti okinawensi si recavano a loro volta a studiare in Cina, tuttavia i commerci non si limitavano all’Impero Celeste, bensì comprendevano anche il Giappone, la Corea, il Siam e in generale i Paesi del Sud Est asiatico. Vari stili di combattimento perciò vennero amalgamati dai Maestri dell’isola con quelle che consideravano le proprie pratiche peculiari (es. il Tegumi, cosiddetto “sumo” di Okinawa), e dati i contatti, l’intelaiatura del karate sarebbe stata formata dal kung fu cinese, o meglio, da vari stili di kung fu, con aggiunta di quello che poteva essere utile da altre arti (es. il Muay Boran thailandese, antenato del Muay Thai). Alla fine del 1800 tuttavia, possiamo notare che, dalle parole dei vecchi Maestri come Anko Itosu, il cosiddetto Tode (“mano cinese”, vecchia denominazione del karate) era classificato in due linee, Shorin (che sarebbe stato conosciuto in seguito come Shuri-te,“mano di Shuri”, praticato nella capitale) e Shorei (conosciuto in seguito come Naha-te,“mano di Naha”, praticato appunto nella città di Naha); inoltre, Chosin Chibana ci dice in una sua intervista che il karate sarebbe nato dall’unione del Ti di Chatan Yara e il kempo di Tode Sakugawa, mentre Chogi Yoshimura ci dice che l’arte praticata da Sokon Matsumura era chiamata Uchinadi (tecnica di Okinawa), mentre quella di Kanryo Higaonna era definita Toudi (tecnica cinese). 

Proviamo a mettere un po' di ordine in queste affermazioni. Sebbene rimangano ancora molte ricerche da effettuare, da tutto ciò emerge un quadro: sin dai tempi antichi i guerrieri delle Ryukyu elaborarono un sistema di combattimento indigeno, amalgamando varie tradizioni marziali del sud est asiatico, soprattutto cinesi, sistema che denomineremo Ti, diffuso soprattutto nelle famiglie più altolocate di Shuri (es. Motobu); in seguito vennero importate dal sud della Cina, nel corso del 1800, altre tradizioni marziali, soprattutto tramite il porto commerciale di Naha e, dall’unione di queste tradizioni di combattimento, sarebbe nato il karate nelle linee di Shuri e Naha, quello di Shuri un po' più legato al Ti, quello di Naha più legato al kung fu cinese del Fujian di metà-fine 1800. Le differenze si vedono anche osservando, ad esempio, le differenze di movimento del corpo tra praticanti di una scuola Shorin-ryu e una scuola derivante dal Naha-te come il Goju-ryu. 

Itosu studiò ambo le linee (inclusa la cosiddetta “terza linea”, il Tomari-te, il karate sviluppatosi nel porto di pescatori di Tomari), tuttavia, come fecero tutti i Maestri, prese quello che riteneva utile e lo amalgamò formando il suo stile personale, anche se, come sappiamo da Chosin Chiabana, nei suoi ultimi anni rielaborò ulteriormente il suo materiale nell’intento di “recuperare” i vecchi principi di movimento dello Shuri-te, e questo sta alla base delle differenze tra molti suoi allievi, i primi (es. Funakoshi, Mabuni, Yabu e Hanashiro) avevano un modo di muoversi e di eseguire i kata, coloro che lo seguirono sino alla fine (Gusukuma, Chibana, Tokuda) e stettero dietro ai suoi cambiamenti ne avevano un altro, con spostamenti che richiamano appunto il vecchio Ti. 

Il Goju-ryu, per esempio, viene considerato lo stile di Higaonna, tuttavia ciò non corrisponde pienamente al vero: Chojun Miyagi apprese e rielaborò le vecchie tradizioni considerate di Naha-te da diversi Maestri (sebbene il suo insegnante principale sia stato Higaonna), imparò dagli scambi con gli altri Maestri del Ryukyu Tode Kenkyukai, viaggiò ed apprese concetti delle arti marziali in Cina e creò il suo stile, che infatti differisce dal Toon-ryu, lo stile di Juhatsu Kyoda, l’allievo più anziano di Higaonna, che prevede tra l’altro molti meno kata. 

Il Matsumura Seito di Hohan Soken, parimenti, non è lo stesso karate che praticava il suo antenato Sokon Matsumura, giacché anche Soken, oltre a quanto appreso dallo zio Nabe Matsumura, studiò con altri Maestri, anche nel Kenkyukai (Hanashiro, Chibana, Kiyan ecc), importando kata che non facevano parte del curriculum di Matsumura, ma adattandoli ai principi del karate di famiglia. 

La nota famiglia di origine cinese Kojo, erede di antiche tradizioni marziali, continuò nel tempo ad elaborare il proprio stile integrandolo con ulteriori conoscenze acquisite da altri Maestri, erano anche loro frequentatori del Kenkyukai e sono noti i rapporti che avevano con Maestri come Chosin Chibana. 

La tradizione del Tomari-te si può dire non diede mai vita ad uno stile definito e “puro”, in primis perché a sua volta sarebbe una rielaborazione di pratiche cinesi e dello Shuri-te. Chotoku Kiyan, considerato da molti come continuatore di uno stile “puro” di Tomari, era uno studente di Itosu tra gli altri e, come dice Chibana, e come fecero tutti i Maestri okinawensi, rielaborò i kata per adattarli al suo fisico minuto e ai suoi principi di combattimento. Chibana ci dice addirittura nella sua famosa intervista che i modi di praticare i kata Chinto e Passai di Kiyan sono considerati unici, proprio perché li modificò e li reinterpretò secondo la sua visione. 

Da tutto ciò emerge che ogni scuola di karate è il prodotto di Maestri che studiarono tradizioni precedenti, le rielaborarono secondo le loro esperienze e le loro idee, e li trasmisero ai posteri, per cui non esiste uno stile “puro” di karate, il karate è di per sé “impuro” proprio perché nato e sviluppatosi come sintesi di molte tradizioni marziali ed esperienze dei vari Maestri.

Per maggiori informazioni potete leggere:

"Karate Shorin-ryu: kata" (clicca qui)
 

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)