I KATA DA BATTAGLIA NEL KARATE: SANCHIN

Articolo a cura di Emanuel Giordano e Manuel Vignola

Stante il recente incremento dell'interesse per questo kata, e date anche le diverse richieste pervenute in merito a qualche delucidazione sull'uso del kata Sanchin nello Shuri-te (tra le quali quella del sig. Lorenzo S.), nonché l'incompletezza e qualche errore nelle informazioni rilasciate di recente sui social (facebook, Youtube, ecc), abbiamo ritenuto opportuno scrivere questo breve e sintetico articolo. Vi ricordiamo di cliccare sulle parole scritte in colore blu, così da visualizzare articoli e/o video ad esse collegati.
 
INTRODUZIONE
Il kata Sanchin 三戦 (letteralmente: tre battaglie / tre conflitti) è considerato la base di vari stili di Karate, soprattutto di quelli maggiormente influenzati, o direttamente arrivati, dal sud della Cina come il Goju-ryu di Chojun Miyagi, il Kojo-ryu della famiglia Kojo (del quale esistono solamente più delle scuole derivate, essendo il lignaggio principale ormai estinto. Fonte: famiglia Kojo), il Ryuei-ryu della famiglia Nakaima, l’Isshin-ryu di Tatsuo Shimabukuro e l’Uechi-ryu di Kanbun Uechi. É il primo kata che si apprende, poiché lo scopo precipuo è sinteticamente costruire un fisico forte e robusto, imparare il radicamento al suolo e la respirazione addominale, l'uso dell'hara (tanden), unitamente a creare una maggiore unione tra mente e corpo. Questa forma non si può fare risalire ad un periodo storico preciso, tuttavia veniva e viene praticata tutt’ora in moltissimi stili del sud della Cina, soprattutto nell' He Quan 鹤拳 (Pugilato della gru), nel Wuzu Quan 五祖拳 (Pugilato dei cinque antenati) e nel Taizu Quan 太祖拳 (Pugilato del grande antenato). 
 
LE ORIGINI CINESI
Come già detto questo kata è una forma cinese, il cui nome si scrive con gli stessi ideogrammi (三戦) usati ad Okinawa ed in Giappone, ma la cui pronuncia è differente a seconda dell'area geografica cinese in cui viene praticato. Ricordiamo che in Cina, oltre alla lingua cinese ufficiale, sono presenti centinaia di varianti linguistiche e dialetti. In lingua cinese si pronuncia San Zhan, ma non sono rare le pronuncie San Zheng, Sam Chien, Sam Cian (nel Fujian) e San Tsien (a Fuzhou). Non solo questo taolu (kata in cinese) viene eseguito in maniera diversa a seconda dello stile o della scuola (pur rimanendo comunque riconoscibile), ma di questa forma esistono diverse varianti, talvolta praticate anche all'interno dello stesso stile. Difatti il San Zhan / Sanchin fa parte di un gruppo di forme fondamentali (che in giapponese potremmo definire Kihon kata) definite in alcuni stili come "forme da battaglia", i cui scopi sono uguali a quelli descritti nell'introduzione sopra. Se prendiamo ad esempio il Taizu Quan troviamo tra queste forme il San Zhan 三戦, il Zhima Zhan 直马戦, il Tian zi Zhan 天字戦, il Pingma Zhan 平马戦, il Shizi Zhan 十字戦, il Wuhu Zhan 五虎戦, il Tiandiren Zhan 天地人戦, il Fengwei Zhan 凤尾戦, il Ruihua Zhan 瑞华戦, e il Longtou Zhan 龙头戦. Cambiando stile, talvolta,  il kata/taolu viene chiamato in maniera differente. Ad esempio nel Wuzu Quan il Shizi Zhan 十字戦 è chiamato San Zhan Shizi 三戰十字 (tre battaglie schema incrociato), rimarcando il fatto che la maggioranza di queste forme sono in realtà verianti dal San Zhan basilare. Ad Okinawa, per quanto hanno dimostrato i vari studi condotti fino ad ora, esistono solo diverse versioni di due di questi taolu, il San Zhan (Sanchin) e il San Zhan Shizi (Seisan. Per info clicca qui per il relativo articolo), sebbene secondo gli autori altri kata potrebbero derivare dalle forme da battaglia cinesi, in particolare alcuni kata di Naha-te.
 
I PRINCIPALI SANCHIN DEL KARATE
Di seguito parleremo di alcune delle forme di Sanchin praticate nel Karate:
 
  • Kanryo Higaonna utilizzava il Sanchin come kata di base, eseguendolo originariamente con un respiro non forzato e utilizzando le mani aperte, nonché eseguendo tre passi in avanti, ai quali seguivano una rotazione (mawatte) e altri tre passi verso il punto di partenza. I suoi studi iniziarono ad Okinawa per poi proseguire nella Cina del Sud, ma sicuramente non fu lui ad importare questo kata ad Okinawa. Intorno al 1905, con l’introduzione del Karate nelle scuole, anche Kanryo Higaonna si adeguò alla linea prevalente di modificare per l’insegnamento scolastico alcune tecniche a mano aperta, più pericolose, in tecniche a mano chiusa, per cui le mani vennero chiuse anche nel Sanchin (fonte: intervista a Morio Higaonna). Altre modifiche le fece poi il suo allievo Chojun Miyagi, fondatore del Goju-ryu. Ritenendo che fosse più naturale indietreggiare rivolti in avanti piuttosto che ruotare di 180° e tornare indietro, ad un certo punto del suo insegnamento modificò il kata togliendo la rotazione e introducendo tre passi all’indietro (anche alcuni San Zhan cinesi vengono eseguiti in questa maniera. Uno di essi è il Pingma Zhan). Questa versione fu nominata Sanchin dai ichi. Miyagi modificò inoltre la tecnica di respirazione ispirandosi ad alcune arti marziali cinesi e rendendola più intensa, certamente influenzato anche dall’amicizia con Go Kenki, Maestro di Gru Bianca e suo grande amico. C’è da segnalare che nei kata il concetto di mani chiuse o mani aperte, anche se sembra rilevante, non lo è più di tanto, poiché i pugni possono facilmente trasformarsi in tecniche a mano aperta, a patto che siano condizionate come si conviene, e che si studino le dovute applicazioni. Inoltre, alcune scuole cinesi utilizzano il pugno chiuso anziché la mano aperta, rendendo di fatto falso il paragone mano aperta=originale/antico. Tutti gli stili e le scuole che ricomprendono il Sanchin di Higaonna lo eseguono a mano chiusa, come tra gli altri fecero Kenwa Mabuni (fondatore dello Shito-ryu) e Shinpan Gusukuma, allievi principalmente di Itosu ma anche suoi. Nei Sanchin tramandati da questi ultimi due l’esecuzione del kata è diversa da quella introdotta dal loro amico Miyagi, poiché il respiro è molto meno accentuato, la postura è differente, ed è stata mantenuta la rotazione di 180° del Sanchin di Higaonna (mantenutasi anche nel Goju-ryu giapponese di Gogen Yamaguchi). Questa versione del Sanchin è adattata all'utilizzo del corpo in uso nello stile principale praticato dai due, ossia lo Shorin-ryu di Itosu. Lo stesso dicasi per Kensei Kinjo e il suo Kushin-ryu, in quanto Kinjo importò diversi kata di Naha-te dai suoi scambi tecnici con Kenwa Mabuni, quando i due si trovavano ad Osaka.
  • Kanbun Uechi studiò in Cina il kata Sanchin (assieme al Seisan ed al Sanseryu) e lo utilizzò come base per il suo stile, successivamente chiamato Uechi-ryu  da suo figlio. Questa versione utilizza le mani aperte, e ha un enbusen lievemente diverso da quello di Miyagi, ricomprendendo anche alcune tecniche rivolte ai lati.
  • In origine Hohan Soken, fondatore del Matsumura Seito Shorin-ryu, insegnava il kata Sanchin. Tuttavia avrebbe smesso di insegnarlo in quanto un suo allievo, a causa di una pratica scorretta di questa forma, avrebbe avuto gravissimi problemi di salute. Sono tutt’ora in corso ricerche presso alcuni dei suoi ex-allievi, i quali  lo tramandano tutt’ora. Lo stesso Tetsuhiro Hokama afferma di averlo visto eseguire in gioventù direttamente da Soken. Essendo però un argomento gettonato, bisogna fare attenzione ad i numerosi falsi kata (talvolta in vendita su internet) che si possono trovare facilmente in circolazione proprio a causa della curiosità che suscita questa rara forma.
  • Yuchoku Higa, fondatore della scuola Kyudokan Shorin-ryu, ricordava in una sua intervista di aver visto eseguire questo kata da Seiei Miyahira, uno dei suoi Maestri e allievo di Kyuna Tanmei, ma non lo ha mai trasmesso.
  • Nella scuola Shubukan Shorin-ryu della famiglia Uema viene tutt’ora studiato lo Shuri Sanchin eseguito a mano chiusa. É possibile che Joky Uema lo abbia imparato da uno dei suoi Maestri, Taro Shimabukuro, allievo a sua volta di Kyuna Tanmei (come Seiei Miyahira). Al momento siamo in attesa di delucidazioni direttamente dalla famiglia Uema, già interpellata in merito alla faccenda.
  • Nella scuola Ishimine-ryu veniva praticato il Kuma te Sanchin, un Sanchin che utilizza una caratteristica "mano ad orso", eseguito quindi ovviamente a mano aperta. 
  • Sebbene molti considerino il Moto Te ichi e il Moto Te ni (rispettivamente eseguiti uno a mano chiusa e l'altro a mano aperta) come due forme di Sanchin tramandate dalla scuola Bugeikan e dal Motobu Udundi, ciò non è pienamente veritiero, poiché queste due forme furono create come esercizi preparatori da Seikichi Uehara (o secondo alcune fonti direttamente da Choyu Motobu), e importate nella scuola Bugeikan da Seitoku Higa, uno dei primi allievi  di Uehara. Tuttavia, nella scuola Bugeikan viene conservato dal solo caposcuola (attualmente Kiyohiko Higa), una forma di Sanchin a mano aperta chiamata Sho Sanchin / Matsu Sanchin, insegnata da Seikichi Uehara e derivante da Choyu Motobu, il quale l’avrebbe appresa dal suo Maestro Sokon Matsumura (fonte: Seikichi Uehara). Sempre presso la scuola Bugeikan, viene invece utilizzato come riscaldamento il cosiddetto Shuri Sanchin eseguito a mano chiusa, anch’esso trasmesso da Choyu Motobu. Probabilmente si tratta dello stesso kata conservato dalla famiglia Uema.

Seitoku Higa esegue Matsu Sanchin
 
NAIHANCHI COME SANCHIN?
Naihanchi (Tekki in alcuni stili giapponesi) è il kata fondamentale dello Shorin-ryu, ed è presente anche negli stili da esso derivati (es. Shotokan, Shotokai, Shito-ryu, ecc), sebbene in questi ultimi abbia perso il suo ruolo. Esattamente come il Sanchin, anche il Naihanchi è un kata formativo, benché al pari di alcune versioni del San Zhan si presti anche per studiare tecniche pratiche, adatte al combattimento a corta distanza. Le origini di Naihanchi sono sconosciute, e le teorie sulle sue "radici" non mancano e verranno affrontate ed approfondite nei futuri volumi dell'Enciclopedia del Karate Shorin-ryu e non in un semplice articolo. Sebbene secondo il prof. Xinhui Wen le origini di questa forma siano da ricercarsi nel Dazun Quan 达尊拳 (uno degli stili che, tra l'altro, compongono il Wuzu Quan), è possibile che anch'esso facesse parte delle forme cinesi da battaglia e, quindi, della famiglia dei San Zhan (anche se poi modificato ad Okinawa). Una versione in particolare del San Zhan presenta delle similitudini con il Naihanchi: il Pingma Zhan. Alcune movenze di questo taolu, tra cui alcune tecniche incrociate dinnanzi al corpo e la posizione del cavaliere, ricordano molto il kata Naihanchi. Il suo nome, inoltre, si rifà proprio alla posizione del cavaliere che lo caratterizza.
 
Ad oggi esistono tre Naihanchi (shodan, nidan e sandan. Gli ultimi due creati da Anko Itosu), i quali formano un mini-set di "kata da battaglia", rispecchiando così lo schema delle forme da battaglia presenti in alcuni stili cinesi. É inoltre curioso che, esattamente come i taolu da battaglia del Taizu Quan, anche i tre Naihanchi non vengano insegnati uno di seguito all'altro, ma inseriti in determinati momenti dell'addestramento del praticante, frapponendo tra essi altre forme di diversa natura. Questo modus operandi fa si che queste forme da battaglia preparino il praticante a ciò che troverà nelle forme (kata okinawensi o taolu cinesi) che studierà successivamente.
 
Per maggiori informazioni potete leggere:
"Karate Shorin-ryu: kata" (clicca qui)
 

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"Storie di Okinawa: spiriti, magia e leggende dell'isola giapponese" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)