WANSHU: TRA INVIATI CINESI E RONDINI

Articolo a cura di Manuel Vignola e Emanuel Giordano


Il kata conosciuto nella scuola Shotokan con il nome di Enpi (Volo di rondine) gode di una certa fama, come forma di particolare bellezza e leggiadria, nonché di perizia atletica per il caratteristico salto finale. Il nome scelto da Gichin Funakoshi per rappresentarlo simboleggia la discontinuità, appunto, del volo della rondine, dato il ritmo particolare del kata, discontinuo e con alternanza di tecniche rapide a tecniche eseguite in modo più lento. Vediamo di cercare di dare qualche informazione in più sull’antenato okinawense del kata Enpi, il Wanshu o Wansu.


Sapposhi Wang Ji, Gichin Funakoshi e Shoshin Nagamine in Wanshu

Un articolo del ricercatore Andreas Quast può offrirci una lettura differente rispetto a quanto si è creduto sinora, ossia che il nome Wanshu sia derivato da un nome proprio, come si vedrà in seguito. Spulciando l’opera giapponese Tsuko Ichiran (Sondaggio sulle relazioni estere) del 1853 sulle relazioni estere dell’Impero Giapponese, nella parte dedicata al Regno delle Ryukyu, vi si leggono i vari gradi della società del Regno, e si può vedere che la vecchia pronuncia okinawense per “principe”, Oji, può essere letta alternativamente come Wanshu, per cui il nome del kata potrebbe, il condizionale è d’obbligo in attesa di ulteriori delucidazioni, indicare semplicemente “principe”. Contando che questa forma proviene dal Tumai-di (Tomari-te, l’arte che era praticata a Tomari. Wanshu, Wankan e Rohai erano i tre kata tipici ed esclusivi di quest’area di Okinawa), questo particolare suona strano, poiché la famiglia reale risiedeva stabilmente a Shuri, la capitale del regno.

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A prescindere da questa ipotesi sul nome, per tradizione il nome Wanshu viene ricollegato al Sapposhi cinese Wang Ji (1636-1689, originario di Xiuning in Anhui, nel centro della Cina),e  questa tradizione (ripresa anche da Ryusho Sakagami, allievo di Kenwa Mabuni) attribuisce all’inviato cinese la formulazione del kata in questione, anche se non vi sono prove documentate. Gli stessi kanji usati per il nome del kata (tutt’altro che antichi) non corrispondono né con il nome del Sapposhi, né con i vari soprannomi ufficiali, cosa che spinge i ricercatori moderni ad abbandonare questa ipotesi folkloristica. Esaminiamo in sintesi quello che conosciamo su questo inviato cinese! Nel 1683, per presenziare all’intronizzazione ufficiale del nuovo Re delle Ryukyu, Sho Tei, venne inviata la consueta missione cinese, guidata da una personalità di spicco del Regno Qing, l’esaminatore dell’Accademia Imperiale Hanlin, nonché rinomato artista e calligrafo (al suo ritorno in Cina redasse due opere sulle Ryukyu, “Rapporto sui successivi cambiamenti di Chuzan” e “Rapporti vari sulla missione nelle Ryukyu”), il Sapposhi Wang Ji appunto (con Lin Linchang come secondo e 453 membri del corteo in totale). Il suddetto rimase ad Okinawa per diverso tempo come era uso all’epoca, e il folklore ci dice che occupò parte del tempo insegnando le arti marziali (parte del curriculum basilare dei funzionari cinesi del suo grado) ad alcuni artisti marziali dell’area di Tomari. Il ricercatore Scott Mertz ci riporta che l’inviato visse per un certo periodo con la famiglia Gusukuma, insegnando al capofamiglia, Oga Gusukuma, nonché ad altri shizoku di Tomari, i quali avrebbero perpetrato i suoi insegnamenti. Da notare che Mashin Gusukuma (1820-1900) fu uno dei Maestri principali di Anko Itosu, come ci ricorda direttamente Gichin Funakoshi. Per cui, dalle ricerche di Mertz, gli insegnamenti di Wang Ji sarebbero stati diffusi principalmente dalla famiglia Gusukuma di Tomari, i cui membri avrebbero successivamente allenato le figure rappresentative del Tumai-di (Choken Makabe, e successivamente Kishin Teruya, Giko Uku ecc ecc) arrivando sino a fine 1800 con i Maestri ben più noti, tra cui appunto Anko Itosu. Una piccola nota difforme da questa tradizione ci appare da Shinkin Gima, allievo di Itosu e Yabu nonché partner di Funakoshi nell’esibizione del 1922 di fronte a Jigoro Kano, il quale ritiene che il kata possa essere stato importato in tempi molto più recenti, dai due noti esperti di arti marziali cinesi Go Kenki e To Daiki. 
Passando al kata Wanshu, Kenwa Mabuni nei suoi scritti lo cita come forma della linea Itosu. Sappiamo infatti che il noto Maestro, come già detto, aveva tra i suoi insegnanti appunto un membro della famiglia Gusukuma, oltre ad avere rapporti con altri eminenti Maestri di Tomari, come Kosaku Matsumora, e sappiamo anche che importò e modificò vari kata dell’area di Tomari, salvo poi in tarda età concentrarsi più sul vecchio Shuri-te, lasciando da parte la maggior parte dei kata di quest’area, anche se preservò quanto egli riteneva più utile di alcuni kata di Tomari in alcuni suoi kata (es. la sua rielaborazione del Passai, Itosu no Passai dai, integra sia elementi della versione di Shuri che di Tomari). Alla sua opera riformatrice non sfuggì il nostro kata in questione, e questa particolare versione viene conosciuta appunto come Itosu no Wanshu. Già in “Rentan Goshin Tode-jutsu” (1925), seconda edizione modificata del suo primo libro (Ryukyu Kenpo Tode, 1922), Gichin Funakoshi cita e dimostra il kata Wanshu, che fa parte del suo curriculum di 15 kata, così come farà nei suoi libri successivi, sino a cambiargli il nome appunto in Enpi, nello sforzo di far accettare il Karate nel novero del Budo giapponese, tentando di slegarlo dalle sue origini cinesi/okinawensi in un Giappone nazionalistico. Tuttavia Choki Motobu nel suo “ Watashi no Toudi-jutsu ” ci dice che sino al 1879 questa forma, insieme a Rohai, era diffusa solo a Tomari e si è diffusa in seguito grazie a Itosu, ma oggi sappiamo che la tradizione di Tomari è sopravissuta grazie anche ad altri Maestri. Il kata viene citato grossomodo in tutte le opere che tratteranno in seguito l’arte del Karate, “Tode Kenpo Zen” di  Mizuho Mutsu (1933), “ Toudi-jutsu no kenkyu ” di Morinobu Itoman (1934), “L’essenza del Karate-do di Okinawa” di Shoshin Nagamine (in cui l’autore dimostra la propria versione), ecc. 
 
Facciamo un rapido excursus delle scuole principali:
 
  • Le scuole originatesi da Chotoku Kyan trasmettono il kata Wanshu nella sua forma corta, conosciuta in alcune linee come Wanshu Sho, che Kyan imparò dal Maestro di Tomari Maeda Peichin, il quale a sua volta studiò con Kosaku Matsumora di Tomari; tutte le linee originatesi da Chotoku Kyan praticano questo kata (Seibukan di Zenryo Shimabukuro, Shorinjiryu di Joen Nakazato, Chito-ryu di Tsuyoshi Chitose,la scuola di Bunei Okuhara, Shorinji-ryu Kenkokan di Kori Hisataka, ecc);
  • La scuola Isshin-ryu di Tatsuo Shimabukuro ha ereditato il Wanshu di Kyan, modificato e allungato da Tatsuo;
  • Nel Matsumura Seito di Fusei Kise viene praticato il Wanshu che Kise apprese dai contatti con la famiglia Shimabukuro, adattato ai principi dello stile di Soken;
  • Il Gohakukai di Iken Tokashiki ha ereditato due forme di Wanshu da Seyu Nakasone (allievo di Kodatsu Iha), il Wanshu Dai, la forma lunga, trasmessa da Kishin Teruya a Kosaku Matsumora, a Kodatsu Iha e Ginin Maeda sino ad arrivare a Nakasone appunto, e il Wanshu Sho, trasmesso da Eiro Oyadomari (1878-1926) a Ryozen Heianzan (1901-2000) giungendo infine nella scuola;
  • Nel Matsubayashi-ryu di Shoshin Nagamine (e nelle scuole derivate o influenzate da questo stile, tra cui anche la linea di Shito-ryu di Teruo Hayashi) viene praticato il Tomari Wanshu appreso da Kodatsu Iha, allievo di Kosaku Matsumora;
  • La scuola Shoreijikan fondata in Brasile dal Prof. Camara, allievo di Moritoshi Nakaema, ha ereditato la tradizione marziale della famiglia Nakaema, derivata dagli insegnamenti dei fratelli Oyadomari, tra cui il kata Wanshu;
  • Lo Shito-ryu di Kenwa Mabuni (e le successive scuole da esso originatesi es. Itosu kai di Ryusho Sakagami, le scuole dei figli di Mabuni Kenei e Kenzo, Shukokai di Chojiro Tani, ecc) ha ereditato Itosu no Wanshu, la forma modificata da Anko Itosu.
  • Nel Wado-ryu di Hironori Otsuka, allievo in primis di Gichin Funakoshi ma anche di Mabuni, si pratica il Wanshu di Funakoshi, così come nel Jinen Shindo-ryu di Yasuhiro Konishi;
  • La scuola Shudokan di Kanken Toyama trasmette Wanshu, la versione tipica di Kyan;
  • La scuola Shubukan di Joki Uema trasmette tre versioni, il Wanshu (di Chotoku Kyan), il Tomari no Wanshu (simile a quello di Shoshin Nagamine) e Itosu no Wanshu (simile alla versione Shito-ryu), le varie versioni derivano dai vari Maestri di Joki, tra cui troviamo Chotoku Kyan e Taro Shimabukuro, allievo di Kodatsu Iha, che gli avrebbe trasmesso appunto i kata Wanshu e Wankan;
  • Le scuole derivate da Funakoshi trasmettono il Wanshu insegnato a Funakoshi da Kodatsu Iha (di cui fu allievo. Sebbene non ci siano prove scritte in merito, Iha è l’unico tra i suoi maestri che avrebbe potuto trasmettere tale versione del kata a Funakoshi). Sostanzialmente si tratta di una versione simile a quella di Shoshin Nagamine, e non l’Itosu no Wanshu. Il kata, conosciuto a partire dagli anni ’40 con il nome di Enpi, è caratteristico degli stili Shotokan e Shotokai (e derivati), ma anche del Funakoshi Shorin-ryu, introdotto ad Okinawa da Shinken Taira e, successivamente, da Eisuke Akamine;
  • Sebbene Chosin Chibana non abbia trasmesso il kata Wanshu (così come altri allievi fedeli di Itsou vedasi Anbun Tokuda, Shinpan Gusukuma, Kentsu Yabu e Chomo Hanashiro), in quanto Itosu in tarda età si concentrò prettamente sui kata più tipici dello Shuri-te aggiornati in base alla propria esperienza, e perciò non compaia nel curriculum dello stile “Kobayashi”, per un periodo intorno gli anni ’50 uno dei suoi allievi nonché erede, Katsuya Miyahira della scuola Shidokan, lo insegnò. Tuttavia al giorno d’oggi questo kata non è più praticato nello Shidokan Shorin-ryu.
Per maggiori informazioni potete leggere:
"Karate Shorin-ryu: kata" (clicca qui)
 

"Karate Shorin-ryu: L'eredità delle guardie del re di Okinawa" (clicca qui)

"Storie di Okinawa: spiriti, magia e leggende dell'isola giapponese" (clicca qui)

"La leggenda dei maestri di Karate di Okinawa. Biografie, curiosità e misteri"  (clicca qui)

"Manuale del Karate e del Kobudo di Okinawa" (gratis qui)